Più organizzati e produttivi con Debora Montoli di A Lume di Fare

Più organizzati e produttivi con Debora Montoli di A Lume di Fare

Più organizzati e produttivi con Debora Montoli di A Lume di Fare

Ho recentemente per il podcast Automater, intervistato Debora Montoli, la creatrice del canale telegram A lume di Fare, nonché  Virtual Assistant e Professional Organizer.

Con lei ho avuto il grande piacere di scambiare idee ed opinioni durante questa puntata del podcast.

Ascoltala qui o leggi quello che ci siamo detti e arriva fino in fondo per scoprire i preziosissimi consigli che Debora ha condiviso durante il nostro scambio. 

Stefano: Bene, allora oggi ho un ospite gradito con cui io collaboro da diversi anni ormai. Quest’ospite è Debora Montoli, assistente virtuale e professional organizer. Entrambi ci siamo conosciuti perché facciamo parte di un gruppo di lavoro, più che di studio, sul content marketing e durante la nostra conoscenza abbiamo iniziato a collaborare, o meglio, io ho chiesto aiuto a Debora. Debora Montoli è probabilmente la persona più organizzata che io conosca e proprio per questo io ti volevo fare un po’ di domande. Io penso che tu possa essere di aiuto, di supporto, anche solo magari di ispirazione, per aiutare a fare di più con meno. Automater è il podcast per chi vuole fare di più con meno, con meno sforzo, con meno risorse, cercando anche di ottimizzare le risorse che si hanno e l’ottimizzazione è probabilmente anche un sinonimo dell’organizzazione. A te quando è nata questa passione per l’organizzazione? 

Debora: Dunque, sicuramente c’è già una predisposizione naturale perché, anche prima dell’apertura della partita IVA, anche lavorando in ufficio sono sempre stata una persona abbastanza strutturata, proprio che cerca di capire come migliorare magari un flusso di lavoro, come fare le cose nel miglior modo possibile, risparmiando tempo ma anche risparmiando energie. Diciamo che poi con l’apertura della mia attività, che è un’apertura che non richiede tanti investimenti in termini soprattutto economici, perché comunque basta un computer e la connessione Internet, però se da un lato è relativamente facile iniziare, dall’altro è molto facile perdersi, perché comunque sei in un contesto che non è più organizzato e strutturato come un ambiente di un ufficio, in cui tu hai degli orari, hai la tua scrivania e la tua postazione. È tutto da inventare. Io lavoro da casa, solitamente, e quindi c’è anche una mancanza di limiti tra quella che è la vita privata e quella che è la vita professionale. Quindi ti ritrovi a dire “cosa faccio?”, con mille cose da fare e quindi cerchi di incastrare tutto e di rivedere il tempo in modo diverso. Quindi, per prima cosa, prima di pensare a come organizzarsi c’è un approccio mentale da ribaltare. Più le idee sono chiare e meglio poi si riuscirà ad ottimizzare il lavoro sicuramente. 

Stefano: Nella tua presentazione su Linkedin, se non sbaglio, tu ti descrivi come quella che legge le istruzioni delle scatole dei giochi o qualcosa del genere.

Debora: Esatto.

Stefano: L’ultima volta che ci siamo visti avevi una felpa con un acronimo, che ho cercato su Internet perché non conoscevo, e in italiano significa “Leggi quel fottuto manuale”, “Leggi quelle fottute istruzioni”. Probabilmente c’è anche un pò una predisposizione all’organizzazione, o tu pensi che invece l’organizzazione possa essere imparata? Tu cosa ne pensi? 

Debora: Allora, deve essere appresa. Poi ovviamente, come in tutte le cose, c’è chi è più portato e chi meno, però deve essere appresa perché se non si pensa all’organizzazione è come voler cucinare su un piano della cucina che è completamente sporco e pieno di cose. Prima predisponi il piano, prima pensi agli ingredienti e agli strumenti e poi ti metti a cucinare. È esattamente la stessa cosa. L’organizzazione ci dà la strada, i limiti, perché poi una cosa che mi capita spesso è che mi dicono “ah, tu sei organizzata, avrai tutto sotto controllo, le giornate perfette e non ti succederà niente”. No, assolutamente, gli imprevisti ce li ho anche io, la vita mastica anche me, le cose mi saltano e faccio errori come tutti. Avere una struttura dietro alle spalle, però, studiata quando le cose vanno bene, non quando le cose vanno male, mi aiuta a rimettermi in pista dopo che magari è successo qualcosa, un imprevisto, o qualcosa che è saltato. Quindi, è una sorta di salvagente. Io lo chiamo salvagente da usare all’occorrenza. L’organizzazione è fondamentale e va assolutamente imparata.

Stefano: Proprio riguardo l’apprendimento, io ti seguo anche su Telegram e tu hai uno dei gruppi probabilmente su Telegram più numeroso che io abbia trovato, ce ne sono forse altri che magari hanno tante persone come seguito ma tu sei tra quelli che ne ha di più forse in Italia. Il tuo canale è A Lume di Fare. Oggi quante persone ti ascoltano su A Lume di Fare? 

Debora: Circa 2800, più o meno un seguito di questo tipo. L’ultimo sondaggio che ho fatto ha mostrato una presenza mista tra persone che lavorano per conto loro, liberi professionisti e imprenditori, e anche dipendenti e anche una piccola percentuale di studenti che mi segue, perché comunque anche organizzare gli studi non è semplice, soprattutto per chi va all’università e ha tanti esami da fare. Quindi è un gruppo abbastanza eterogeneo.

Stefano: All’interno del tuo canale Telegram tu tratti di tutto, da libri che hai letto e che ti sono piaciuti al trucco che è stato spiegato sulla novità dell’ultimo software o su un sito che riesce a fare qualcosa in modo più semplice rispetto ad altri, quindi una serie di pillole sempre organizzate con hashtag e rintracciabili, per cui l’organizzazione si ritrova anche in questo. Certo, 2800 persone che ti seguono riguardo ad argomenti di organizzazione, non è paragonabile alle migliaia di persone che possono seguire Fiorello o chi per lui. Per cui, per trovare 2800 persone che parlano italiano, che si interessano a questo argomento, significa che stai probabilmente facendo un buon lavoro, stai dando tante informazioni. Tu mediamente quanti contenuti crei? Perché io, ad esempio, mi domando quanto tempo dedichi, quanti contenuti crei?  Che fai? Te li segni? Hai un post-it? Hai la bacheca dove metti tutti i fogliettini? Quindi le domande sono le seguenti. Quanti contenuti crei? Come li crei? E come li organizzi per utilizzarli? 

Debora: Allora, diciamo che nel corso del tempo ho fatto tantissime variazioni perché comunque provi, fai, disfi, vedi quello che non va eccetera. All’inizio ero molto più precisa da un punto di vista delle scadenze, nel senso che una o due volte a settimana andavo proprio sul numero preciso di contenuti e mi portavo molto avanti, nel senso che io riuscivo pianificare, proprio nel senso di creare, programmare contenuti anche con quasi due mesi, un mese e mezzo, di anticipo. Poi però mi sono resa conto che avevo un problema, nel senso che mi programmavo tutto, poi arrivavo sotto data, magari del giorno dopo o due giorni dopo, e non mi piaceva più quello che avevo fatto. Ero proprio esagerata. E allora lì ho pensato che facessi il triplo de lavoro perché prima organizzavo e poi disfavo. Quindi adesso sono meno precisa in termini di giorni però ho due attività parallele che vanno per conto proprio. La prima è la raccolta delle idee, cioè tutto quello che mi viene in mente, può venirmi in mente in qualsiasi ora e in qualsiasi momento anche quando non sto lavorando, magari sto cucinando, magari sto guardando una serie, mi viene un input, lo devo segnare. Mi devo liberare la mente. Io lo faccio questo con un semplicissimo programma di note che si interfaccia sia sullo smartphone che sul computer, in modo avere sempre tutto sincronizzato, e ho delle macro-cartelle di argomenti che tratto e quindi organizzazione, produttività.

Stefano: Trello per caso?

Debora: No, proprio l’app note dell’I-Phone. Permette anche di mandare delle note vocali, o qualsiasi cosa.

Stefano: Anche per Android esiste. Che poi è l’applicazione Google, che ho scoperto recentemente che anche le note possono essere vocali.

Debora: Si sono proprio quelle native dei sistemi. Quindi quella è proprio l’attività che va per conto suo. Non ho scadenze relative a quelle. Mentre, per la produzione dei contenuti, quindi sia del canale Telegram, ma anche per il Blog o per la Newsletter, mi metto a calendario il blocco di tempo che dedicherò appunto a questo sviluppo. Quindi cosa faccio? Di solito, per me, lavoro il sabato e la domenica, per non togliere spazio ai clienti che vengono come prima cosa. Quando sono lì operativamente vado a pescare nelle note e da lì vado in Trello, che è diciamo la mia “cucina” dove vado a mischiare tutti gli ingredienti, i template di Canva, i testi ripetitivi, la lista di parole chiave che mi serve e tutto quanto. Lì vado poi a completare completamente quella che era solo un’idea, un abbozzo iniziale. Vado a fare le ricerche, prendere questionari, prendere i grafici e così via. Quindi lì vado proprio a perfezionare il mio contenuto. 

Stefano: Piccola parentesi, tu su Trello hai fatto anche un corso? Cioè hai prodotto un corso giusto? 

Debora: Si, insieme ad Andrea Ciraolo abbiamo fatto due corsi che sono tuttora in vendita su Udemy, uno più generico, che da una panoramica completa di Trello, e l’altro più specifico su come realizzare un calendario editoriale, non da un punto di vista strategico, quindi non diciamo che cosa pubblicare, ma proprio come organizzare i contenuti, quindi c’è proprio tutto il metodo che viene spiegato.

Stefano: Per cui questo input può essere utile a tutti coloro che magari si trovano a dover pensare a come creare una sequenza di mail, piuttosto che una sequenza di nutrimento, oppure una pianificazione per una newsletter che vogliono inviare ai propri clienti. Per cui, diciamo che se tu lavori in questo modo probabilmente in termini di quantificazione quanto meno potremmo dire che fai due, tre contenuti a settimana? Di più? O di meno? 

Debora: Allora, tieni conto che faccio uno o due post su A Lume di Fare, che sono settimanali. Parlando di settimana, uno o due, che sono come lunghezza brevi o medi. Poi quello più approfondito di tutti è sicuramente quello della newsletter, quindi uno a settimana. 

Stefano: Per chi vuole leggerla questa newsletter come deve fare? 

Debora: Allora, è sempre più o meno collegata ala canale Telegram, però ci si può iscrivere attraverso il sito che è pro.alumedifare.it. In pratica è il livello pro di A Lume di Fare.

Stefano: Quindi è per chi vuole approfondire e vuole avere suggerimenti.

Debora: si. Sempre sui temi organizzativi, sui metodi di lavoro eccetera…

Stefano: Per cui andare sul canale Telegram, se vi piace e volete approfondire c’è anche la newsletter che è un servizio aggiuntivo.

Debora: Perfetto. E poi c’è anche l’articolo aggiuntivo del blog che è iniziato come assistenza virtuale, anche se nel corso del tempo si è evoluto e focalizzato sulla parte organizzativa e lì vado quando ho voglia. Un’altra domanda che mi fanno sempre e come faccio a far tutto? Io non è che scrivo sempre da zero. Cioè ti faccio un esempio. Recentemente ho pubblicato un articolo sul blog ma non l’ho scritto da zero. Ho preso tre, quattro post brevi del canale Telegram che avevo già scritto, più o meno ovviamente dello stesso argomento, li ho uniti, li ho elaborati e ho fatto un articolo che è andato su un altro canale. È stato quindi visto da persone che magari non mi seguono su Telegram. Mi ha richiesto logicamente uno sforzo minore perché era già scritto e l’ho pubblicato sull’altro canale. Io la chiamo attività di rimpasto. Quando magari le persone sono in crisi su cosa fare basta guardarsi indietro. Cosa è già fatto? Come posso replicare o trasformare qualcosa che già esiste? Quindi ecco perché no? Anzi…

Stefano: Perfetto. Vediamo ora un po’ come puoi essere utile, ad esempio, ad un professionista che si trova magari ad affrontare un problema complesso. Cioè abbiamo parlato di creazione di contenuti, ma ora parliamo anche proprio di lavoro vero e proprio di tutti i giorni. Abbiamo un cliente, pensiamo a un consulente, consulente che si trova con una richiesta complessa o magari in azienda dobbiamo affrontare un problema complesso. Quindi, in termini generali, tu come affronti i problemi complessi? Come organizzi il tuo lavoro quando sai che magari non è operativamente qualcosa a breve termine, ma è un obbiettivo a medio o lungo termine, dove però la complessità delle attività che magari non coinvolgono solo te ma anche altri, tu come lavori in questo caso? Se tu dovessi essere il capo progetto, l’imprenditore che deve raggiungere l’obbiettivo, cosa faresti? 

Debora: La cosa che fa spavento è pensare al macro-progetto, al macro-problema, perché, almeno per me, quando penso “devo fare questa cosa” mi sembra di avere una montagna davanti che non riesco a superare. Quindi la prima cosa sicuramente è partire banalmente o da una carta o da una mappa mentale o da qualcosa che aiuti a mettere a terra quello che si ha in un dato momento. Se si lavora in gruppo, ma magari staccati e quindi in diversi luoghi d’Italia, è perfetto fare oltre alla videochiamata anche predisporre una lavagna interattiva. In real times si buttano giù tutte le idee, si fanno queste fasi di brainstorming, di caccia alle idee e alle soluzioni, in modo tale che anche tutte le paure, tutte le ansie, si mettano tutte su carta perché già quello, già svuotare la mente aiuta. Poi, si organizzano queste cose per tematiche, ci si cerca di raggruppare dove possibile e ci si focalizza solo sul prossimo passaggio. Quindi si scompone il grosso problema e si va più nel dettaglio perché diventa molto più semplice da gestire sicuramente. 

Stefano: Io per fare questo normalmente parto dalla carta, di solito poi utilizzo strumenti o per gestire algoritmi o funnel veri e propri, ad esempio, quando devo creare un funnel per Kartra, per il lavoro di consulenza che faccio come kartra expert, mi ritrovo a disegnare questo funnel, ma dopo ulteriormente trasporto i vari step, i vari passi, i vari stadi del funnel su un foglio Excel al cui interno di solito per ogni cella ci sono tre condizioni ovvero non iniziato, iniziato o terminato. Ho anche cancellato, ce n’è anche un quarto, perché a volte in divenire ci si rende conto che un’attività non è necessaria o è ridondante o può essere stata modificata aggiungendo altre funzioni. Però, questo permette anche di andare a delegare, di andare a dare una responsabilità a ciascuna persona all’interno del gruppo per singola attività, andando a comprendere anche se una fase non è fatta non può iniziare la successiva. Quindi, di solito l’output di una fase è l’input della successiva, in questo senso, andando a temporizzare o altro. Tu come organizzi il tuo lavoro? Questo nella creazione dei contenuti l’abbiamo visto, invece nell’organizzazione del tuo lavoro considerando l’attività di assistente virtuale, come la organizzi? Che poi recentemente mi sono reso conto che quello che per noi in Italia è l’assistente virtuale, spesso paragonata come una segretaria di direzione, poi realmente in America è più simile a un coach. Cioè se oggi vai su Upwork, Fiverr, freelands.com o altro e cerchi un virtual assistant spesso chi si propone è un coach, cioè qualcuno che operativamente ti da supporto ma magari cerca più di sbloccare il tuo livello di conoscenza, una sorta di curva di conoscenza facilitata perché hai qualcuno che ti dice come fare le cose fondamentalmente.

Debora: Si ci sono diversi aspetti. Qui in Italia è ancora molto legato alla parte esecutiva. Nel senso che l’assistente virtuale prende le attività da gestire e le porta a termine per il professionista o per l’imprenditore. Le assistenti virtuali si possono specializzare su campi diversi, c’è chi sulla contabilità, chi più sul marketing, chi sul supporto dei clienti e così via. Però tendenzialmente il concetto è che si tratta di una persona, anche lei professionista, con una partita IVA propria, che lavora per più clienti in modo autonomo e quindi si gestisce il tempo. Lavorando con diversi clienti, e nel mio caso clienti di settori completamente diversi, all’inizio è stato difficile passare da un cliente all’altro e da un mondo all’altro. Quindi prima di tutto, anche in questo caso, l’approccio mentale è fondamentale. Quando lavoro su un cliente esiste quel cliente, anche se fosse un’ora alla settimana, per dire, però c’è solo quello. Poi, cosa mi guida nelle giornate? Io ho sempre due strumenti. Il primo l’ho già detto che è Trello, in questo caso di solito apro una bacheca per ogni cliente, metto tutto quello che mi servirà, in termini di link metto magari Google Drive, Dropbox, o quello che viene usato, ma anche proprio in termini di brand se mi servono i loghi dei clienti, i colori usati, qualsiasi cosa, i testi, perché ogni cliente ha anche il suo tono di voce, il suo modo di interagire con i propri clienti. Quindi anche lì mi serve per tenere traccia di tutto. Io entro in questa bacheca di quel cliente e io so esattamente cosa c’è e se ho qualche dubbio vado lì, mi riguardo la checklist che avrò già fatto sulle attività che devo fare e almeno non mi perdo i pezzi. Il rischio è che quando ti prendi troppa confidenza con un lavoro, che pensi di aver acquisito tutti i passaggi, poi fai così senza neanche pensarci che magari dimentiche dei pezzi o fai confusione, perché capita. Invece, avendo una checklist già segnata, magari non la seguo quando faccio le operazioni, però la riguardo per vedere se ho fatto tutto o se ho perso dei passaggi. È fondamentale. Mentre, abbinato a Trello uso Todoist che è la mia bussola. Io non uso tanto i calendari, cioè li uso perché sono tutti integrati tra di loro e si imparano gli strumenti senza che io devo fare niente però quello che vado ad aggiornare è solo uno ed è Todoist che è un’applicazione molto semplice e minimale che mi permette di creare progetti e sotto progetti, però proprio come tabella operativa. Io ogni giorno vado lì e so esattamente cosa devo fare. Ad esempio, dice “Debora giovedì mattina devi lavorare per questo cliente”. Da lì vado su Trello e vedo tutta la storia. Quindi, questi due continuando a parlarsi in sostanza. 

Stefano: Ok. Tu quante ore lavori al giorno? 

Debora: Allora, qua c’è una premessa da fare, nel senso che io mi sono voluta staccare dal mondo dall’ufficio anche perché non sopportavo più anche la routine, cioè non sopportavo più il fatto di lavorare dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 18.00, con la pausa alle 13.00. Dopo quasi vent’anni mi veniva fuori dagli occhi. Quindi adesso cosa faccio? Adesso lavoro tanto, ora forse un pochino meno, però il mio primo anno ho lavorato sempre. Adesso che ho ingranato mi sono data una regolata, anche perché l’ansia non è più presente come il primo anno in cui veramente ogni cosa mi metteva il panico con la partita IVA. Adesso diciamo che lavoro la domenica, magari lavoro alle 19.00 e sono lì che programmo il giorno dopo, magari mi sveglio presto e lavoro prestissimo però, d’altra parte, se c’è una bella giornata e voglio farmi tre ore fuori con il cane lo faccio, se devo andare da mia mamma in settimana lo faccio. È tutta una gestione diversa delle giornate, grazie al mio Todoist riesco ad incastrare tutte le cose. Non c’è più il concetto, ed era quello che volevo, di giornata più precisa ecco. 

Stefano: Ok. Tra le varie attività che svolgi come professional organizer e assistente virtuale, qual è quella che ti impiega più tempo? Cioè qual è quella che non riesci proprio a delegare? Quella che magari ti rendi conto che è tutta in consuming se vogliamo dirlo tecnicamente? Cioè quell’attività che purtroppo ti occupa tanto tempo? 

Debora: Allora, purtroppo no, perché sono cose che mi piace fare, però indubbiamente tutte quelle che richiedono una certa sensibilità. Nel senso che, finché c’è da programmare, da copiare delle cose, da esportare e importare, allora quelle sono attività che riesco facilmente a delegare, sia per me, perché ad esempio io ho un canale Instagram di A Lume di Fare e io praticamente non faccio nulla perché sono pronti i template di Canva, i post che ho già creato sono su Telegram e dico alla persona che mi aiuta “Guarda prendi questi post, usa i template e programmameli con una certa periodicità”. Quindi io non faccio nulla praticamente, però perché? Perché il lavoro di studio da contenuto l’ho già fatto io prima e quindi non c’è niente di creativo. Se banalmente mi dicono “Guarda c’è questo video. Prendimi il pezzo che secondo te è più importante. Il concetto”. Lì è facile farlo tecnicamente, perché vai lì e ti metti con la timeline del video, tagli, ma la parte difficile è capire e conoscere il cliente, conoscere cosa vuole comunicare e beccare quella parte lì. Quelle sono attività che non puoi delegare, cioè la tua sensibilità non potrà mai essere la stessa, non meglio o peggio, ma proprio la stessa di un’altra persona. Non riesco. Ed è anche bello, non è una cosa negativa, anzi. 

Stefano: Guarda, ti chiedo soltanto, come chiusura, se tu vuoi dare un consiglio. Qual è secondo il consiglio che ti senti di dare a chi vuole fare di più con meno? In termini organizzativi, qual è il consiglio che tu potresti dare a chi operativamente deve organizzare il proprio lavoro e che magari vorrebbe migliorare il proprio approccio e migliorare nei propri risultati?

Debora: Allora, prima di tutto creare un sistema organizzato. Non ce n’è uno giusto e uno sbagliato. Dovete trovare il vostro. Per farlo vedete quello che è stato fino ad adesso, vedetevi dietro e dove si incastra il vostro lavoro e cercate di capire quando rendete meglio. In base a quello, nei limiti del possibile, cercate di organizzare la giornata. Vi dico giusto per farvi una panoramica che ci sono diversi metodi, diversi strumenti e diverse soluzioni per migliorare la gestione del tempo. Potete dedicare la prima parte della giornata, quindi fare come prima cosa la parte che proprio vi dà più noia. Prendete il compito più pesante e la fate prima perché così da lì in poi sarà tutto in discesa. Poi, se vi piace un lavoro più strutturato usate la tecnica del pomodoro e dividete le attività in blocchi di venti minuti e poi pausa, poi venti minuti pausa e dopo altri venti minuti una pausa più lunga e poi riprendete. Se procrastinate, cercate di capire perché procrastinate, perché la pigrizia non c’entra niente e la procrastinazione si ha quando si ha paura, l’attività non piace e c’è qualcosa dietro che dà fastidio e fa fare tutt’altro rispetto all’attività prevista. Poi, banalmente fate una prova per due settimane. Prendete un post-it al giorno, un post-it la mattina, e scrivete tre cose che dovete per forza di cosa finire entro la sera. Se riuscite sempre alla sera a buttare quel post-it più o meno siete organizzati. Se quel post-it invece non riuscite a buttarlo la sera perché questa cosa è rimasta in sospeso e se questa cosa succede non dico sempre ma quasi significa che c’è qualcosa che non va e vuol dire che lavorate sempre in reazione a stimoli esterni e non siete proattivi sul vostro calendario. Poi, altra cosa se vi piace il calendario, che sia cartaceo o digitale, mettete tutto, fate i blocchi di tempi e per ogni cosa decidete cosa fare. Dovete trovare il vostro e seguirlo e soprattutto non cambiare metodo ogni tre secondi, perché sennò perdete tempo e procrastinate per cercare il metodo. Un’altra cosa che crea la procrastinazione sono gli strumenti digitali. Io li amo, li adoro e li testo ma sceglietene uno e usatelo perché sennò anche lì non ne uscite più veramente. In tema digitale, un’altra cosa utile è creare il vostro magazzino digitale, quindi uno spazio unico dove mettete tutto perché la mente non deve essere sovraccaricata, non deve essere usata come un hard disk. 

Stefano: Grazie

Debora: Grazie a te.

Stefano: Ho preso appunti anche io. In alcune cose mi sono rivisto, in altre un po’ meno ma mi farò delle domande anche su come migliorare. La tecnica dell’avere un unico luogo dove salvare il proprio tempo è funzionale. Ognuno ha il proprio sistema. Riguardo allo strumento io chiaramente, essendo anche affiliato di Kartra, suggerisco a chiunque stia ascoltando la puntata di oggi di provare Kartra. Sulle note di questo podcast troverai anche il link di affiliazione, ricordando che chi si affilia a Kartra, chi usa Kartra con il mio link di affiliazione riceve degli omaggi che faccio io. Sono due campagne, una per gestire i preventivi in modo automatico, per chiunque venda tramite preventivo, tramite consulenza, tramite quotazioni private e tutto automatizzato e poi un altro sistema per la campagna che io chiamo “Acchiappa clienti” che serve per acquisire cliente, per dargli un Lead Magnet, un PDF, un e-Book che voi avete già preparato prima e poi per fissare direttamente un appuntamento senza dimenticare l’ultima cosa, forse più importante di tutto, ovvero una consulenza di 30 minuti che io chiamo di orientamento, perché con questa consulenza il risultato finale è di avere chiaro il percorso da dover intraprendere per poter raggiungere i propri obbiettivi con Kartra. Non sono un mistico che ti dice dove andare nella vita però ti posso spiegare molto bene cosa fare con Kartra per raggiungere i tuoi obiettivi. 

Anche questa puntata termina. Io ringrazio tantissimo Debora Montoli. Vi ricordo il canale Telegram A Lume di Fare per tutti quelli che vogliono restare in contatto con Debora. Come possono fare per contattarti se hanno domande da porti? 

Debora: Sempre su Telegram, tanto trovano anche lì la possibilità di scrivermi direttamente o sennò anche dal sito presente da remoto che è un po’ la casa dove raccolgo tutto.

Stefano: Ok. Senza dimenticare i due corsi su Udemy che possono essere utili per tutti quelli che vogliono imparare a usare al meglio questo strumento che si chiama Trello. Io per questa settimana ti ringrazio e saluto tutti quanti. Alla prossima.

Debora: Grazie. Ciao a tutti!

Ti ringrazio e se ti piace lascia una bella recensione su iTunes, sul podcast e continua a seguirmi su Spotify.

 

Esperienze che si Ricordano

Esperienze che si Ricordano

Esperienze che si Ricordano

 

Come creare una esperienza degna di nota

Oggi più che mai un’azienda cerca di distinguersi agli occhi del proprio pubblico non solo per il prodotto o il prezzo, ma per i ricordi che lascia, per le esperienze che offre.

In un contesto dove ogni prodotto o servizio è diventato una commodities indifferenziata e c’è sempre chi offre il nostro stesso servizio, magari ad un prezzo inferiore o a delle condizioni migliori, quello che fa la differenza siamo noi.

Perchè andiamo in quel bar e non in un altro? perchè preferiamo quel negozio invece di un altro? Magari è per comodità, magari è per convenienza, a con buona probabilità è per vie del fatto che ci piace come ci fanno sentire.

Maya Angelou diceva: “Ho imparato che le persone possono dimenticare ciò che hai detto, le persone possono dimenticare ciò che hai fatto, ma le persone non dimenticheranno mai come le hai fatte sentire” 

 

E questo dimostra che per essere scelti una volta e scelti ancora nel tempo le attività devono investire in modo saggio sulle esperienze che offrono ai clienti.

Questo vale tanto offline che online, tanto nel mondo reale che in quello digitale.

Oggi viviamo in un’epoca che non in molti hanno compreso, ma che inizia a distinguersi come Epoca dell’esperienza.

Fino a pochi anni fa si parlava di epoca dell’informazione, bene quella oggi  conclusa o almeno evoluta e questa evoluzione ha preso una direzione chiara.

E’ cambiato il modo in cui si crea valore.

Evolvendo o spostandosi il modo con cui si crea valore, si è evoluto il focus dell’attenzione.

Oggi ciò che viene pagato di più è l’esperienza

Seguimi in questo ragionamento perché anche io quando l’ho seguito per la prima volta ci sono rimasto male per non averci pensato prima…

 

Bene, pensiamo al caffè… 

 

a te piace il caffè? a me molto.

Alla produzione 1 chilo di caffè viene comprato a circa 1 dollaro, dalla produzione poi si passa alla distribuzione che lo tosta, lo impacchetta e lo prepara per torrefazioni e bar. 

In questa fase il prezzo almeno si raddoppia, diciamo che si arriva almeno a 2 dollari al chilo, anzi consideriamo il prezzo più alto che ho trovato online che si aggira intorno ai 15 € al chilo (7,40 $ libra che è circa mezzo chilo) che si paga in un supermercato inglese per 1 chilo di caffè in chicchi.

E dalla produzione siamo passati alla distribuzione, e il salto è stato notevole. Ora c’è il salto in cui si inizia a far suonare la cassa con molti “din din”.

Considera che ogni caffè che bevi al bar è fatto con 6 grammi di polvere.

Per cui con 1 chilo di caffè escono fuori 166 caffè ad 1 € l’uno il conto è semplice.  Ok il bar paga la corrente le tasse e tutto il resto, ma anche il supermercato e così fa l’agricoltore per cui da 1 euro alla produzione siamo passati a 166€  nei bar, ma come tu sai esistono bar e bar.

C’è il mio bar sotto caso con il proprietario molto bravo e gentile e poi ci sono le “Roastery” come Starbucks dove un caffè in una confezione di cartone con il tuo nome scritto sopra e in un ambiente molto bello costa circa 5€.

Lo stesso caffè, ma con un valore percepito immensamente superiore.

 

Come è possibile? E’ speculazione?

No è economia dell’esperienza.

Aziende come starbuck hanno investito nella creazione di un’esperienza tale per cui il proprio pubblico è lieto di pagare 5 euro per un caffè che faccia sentire bene.

 Se te lo stai domandando quanto guadagna starbucks da questa operazione… direi che ci sei arrivato da solo. Tanto, ma tanto tanto.

In sintesi: 

Prima c’era la produzione poi la mano d’opera poi il servizio e da lì si è passato all’esperienza

E ogni passaggio ha fatto crescere il prezzo, anzi lievitare il prezzo.

Non per speculazione ma perché il prodotto viene arricchito con dettagli che ne fanno crescere il valore percepito.

 

Ora è più chiaro perché si parla di Economia dell’Esperienza?

E’ più chiaro il perché i ristoranti aspirano tutti a “far vivere” un’esperienza unica alla Cracco? O del perché la moda spenda così tanto nel creare ambienti così sofisticati e lussuosi?

Far vivere un’esperienza degna di nota che si ricordi porta grandi frutti in termini di ritorno economico…

Ma aspetta c’è un dettaglio che in molti non colgono.

Le Esperienze sono importanti e utili quando fanno percepire una differenza, una unicità che ne fa crescere il valore e soprattutto devono essere coinvolgenti verso l’utente mettendolo al centro della scena affinché lui si veda come attore e non spettatore.

 

Le esperienze in cui siamo spettatori ci piacciono ma non coinvolgono, quelle in cui agiamo come attori ci restano fisse nella memoria per cui per avere un effetto duraturo sul cliente  le esperienze devono lasciare il segno.

 

Importante notare come le esperienze siano personali e individuali e ciò che realmente lascia il segno è la trasformazione

 

Sei mai stato in un villaggio vacanze? di quelli con le attività organizzate? Ti sei mai fatto coinvolgere in giochi di gruppo? Io non amo essere costretto a fare cose che non mi piace, di base mi vergogno, soprattutto ho paura di rendermi ridicolo. 

Ma ricordo con piacere una vacanza in cui mi sono lasciato andare e ho partecipato a diversi giochi di gruppo per far felice mio figlio che invece ama giocare a qualsiasi cosa e non ha il timore e il senso del ridicolo che forse è più presente negli adulti.

Sta di fatto che mi sono divertito tantissimo anche se non ho vinto nulla, solo per il fatto di aver giocato e fatto cose che normalmente non faccio

Tornando alle esperienze e all’economia ricorda che l’individuo si ricorda positivamente dell’azienda quando l’esperienza evolve in una trasformazione

 

E dato che questo è il podcast Automater dedicato agli imprenditori che vogliono fare di più con meno, è bene contestualizzare il fatto che la trasformazione può essere coadiuvata da sistemi di automazione come ad esempio :

  • il follow up dopo acquisto
  • mail di nutrimento
  • corso online
  • fissare appuntamento per dedicare tempo al cliente
  • presentare casi di studio per far comprendere effetto dell’erogazione del servizio genera

 

Per cui ogni interazione, ogni momento in cui si entra in contatto con il proprio pubblico, ogni attività deve pensare a come sottolineare i propri punti di forza.

Ciò che il cliente percepisce nella maggior parte dei casi non è sufficiente.

Ti faccio un esempio, ti piace il cinema? Hai visto il film “il diavolo veste Prada”? 

In quel film c’è uno scambio (più di uno a dire la verità) ma uno che si adatta a ciò di cui stiamo parlando.

Lei Anna Attaway la protagonista, la ragazza mora che si trova a lavorare con MerylStreep la ultra esigente direttrice di Runaway grande rivista di moda. In uno scambio di poche battute si percepisce come spesso dall’esterno la moda non venga conosciuta per quello che realmente vale… 

Per cui un negozio di moda dovrebbe parlare non di prodotto, ma di funzioni. Zalando ad esempio scrive 2 volte a settimana al suo pubblico ed in base alle pagine visitate offre informazioni sulle funzioni di un capo o delle scelte di stile per uno tipo di uomo o donna… è chiaro che il suo obiettivo sia vendere, ma per dare motivo al proprio pubblico di comprare da loro, zalando crea un contesto, uno scenario, un’esperienza (anche se digitale) che scollega, scolla mi piace dire il pubblico dalle alternative.

Solo creando una “trasformazione” si riesce a incollare l’esperienza positiva in modo duraturo a noi!

Fare di più con meno in questo caso significa, pensare bene a cosa fare prima oggi per fare di meno domani.

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Asset del successo

Asset del successo

Asset del successo

Asset del successo

Qual è il dettaglio, l’aspetto, che porta al successo un business e un’attività rispetto ad altre? Qual è questo dettaglio che fa la differenza? Esiste qualcosa che fa la differenza tra chi ha successo e chi non ha successo? Sì, certo esiste e questo è l’argomento dell’ottava puntata del podcast Automater. 

Sono i dettagli a fare la differenza 

Sono molti i dettagli che fanno la differenza perché ogni asset, diamo un nome ai dettagli, ogni asset appunto, ogni particolare ha un effetto su un target differente. Per cui quando si pensa che sia un dettaglio a fare la differenza si dice il vero perché quel dettaglio ha effetto su chi valuta quell’asset appunto in modo positivo ma non è detto che lo stesso dettaglio sia valido anche su altri. 

Per me il dettaglio che fa la differenza ad esempio può essere un evento dal vivo a cui ho partecipato, per qualcun altro potrebbe essere un libro letto che ha fatto aumentare l’autorevolezza nella mente della persona e lo ha portato poi ad acquistare, per altri potrebbe essere un webinar a cui hanno partecipato e che ha risolto dei dubbi per cui si sono poi rivolti a quel consulente e a quelle aziende per utilizzare un software o per avere una consulenza, per qualcun altro o per molti può essere il passaparola ricevuto da chi già ha utilizzato un servizio. Questo dettaglio è stato poi il trigger, è stato poi il grilletto che ha fatto sparare l’acquisto, ha fatto compiere l’azione verso quel brand o quell’azienda. Chi ha ragione? Tutti. Tutti hanno ragione. Hanno ragione tutti quelli che pensano che un dettaglio faccia la differenza o che nessun dettaglio fa la differenza. Hanno tutti ragione e hanno tutti torto. 

Non voglio confonderti le idee ma chiaramente voglio parlare di qualcosa che deve essere esploso, un concetto che magari è un po’ più ampio di quello che si pensa. Ciò che funziona per me non è detto che funziona per altri per cui il dettaglio che fa la differenza varia da persona a persona. Quindi cosa fare? Come capire cosa funziona? Come muoversi? Dove agire? Non si può con certezza sapere cosa è meglio fare, per cui nell’incertezza è meglio muoversi utilizzando un criterio. I criteri sono fondamentali.

Quando lavoravo in IKEA la cosa che mi dicevano era “l’importante è che quello che compri viene fatto seguendo un criterio” perché in questo modo il criterio ti permetterà di giudicare se quello che stai facendo è corretto oppure è sbagliato. 

Consapevoli che non è un dettaglio che fa la differenza ma una quantità di N. dettagli, una variabile sconosciuta di dettaglio, dove questo N. corrisponde probabilmente, secondo me, al numero dei punti di contatto. I punti di contatto sono le interazioni che un’azienda, un brand, ha con il proprio pubblico, quindi quando il pubblico entra in contatto con noi. Per cui come muoversi? Partiamo da quello che già esiste. Iniziamo a ottimizzare e perfezionare i punti di contatto. Quali? Quelli con maggior traffico. Iniziamo quindi ad esempio da ciò che già esiste prima di creare ciò che non esiste. Magari abbiamo tante idee su quello che ci piacerebbe fare ma iniziamo a fare bene quello che deve essere fatto. 

C’era San Francesco che diceva “Fai quello che deve esser fatto, fai quello che è possibile e ti sorprenderai a fare ciò che è impossibile” per cui partendo da ottimizzare quello che già esiste già ci troveremo a lavorare con un criterio. 

Ti ricordi il criterio di prima? Bene. Hai un sito web? Esiste la possibilità per chi visita il tuo sito di contattarti? Esiste la possibilità per lasciarti i dati per essere ricontattato lui da te? Quanti input dai sul tuo sito al tuo pubblico affinché comprendano come comprare da te? Possono acquistare in autonomia? Hanno bisogno di contattarti per acquistare? Possono prendere e acquisire informazioni in modo autonomo e magari scaricare qualche risorsa che possa essere consultata oppure condivisa con altri? Se a queste domande hai risposto in modo onesto sempre sì bene passiamo oltre, ma se invece non hai risposto sempre si allora hai un punto di partenza, qualcosa da migliorare, qualcosa da ottimizzare. 

Ad esempio, crea dei form per iscriversi alle liste delle persone che ricevono la tua newsletter. Hai una newsletter giusto? Se la risposta è no scrivi su un post-it “creare newsletter”. In sintesi, controlla, controlla e controlla ancora quanto complichi la vita a chi per caso sta navigando sulle tue pagine del tuo sito. 

Nel 2017, quindi tre anni fa, esistevano 1,71 miliardi di domini Internet senza pensare a quante pagine ogni dominio può avere. Bene, se qualche essere umano si trova su una tua pagina e tu non gli offri la possibilità o non lo metti in condizione di creare un legame con te la colpa è tua e questo è il momento per farti un esame di coscienza, un esame reale di coscienza e modificare il tuo comportamento per dare a questa persona la possibilità di contattarti e comprare i tuoi servizi. 

Oltre che sul tuo sito in che modo puoi entrare in contatto con il tuo pubblico? Con un libro? Una pagina social? Un podcast? Un negozio? Hai un negozio su strada? Crei eventi dal vivo? Strutturi, organizzi e inviti le persone a partecipare ai tuoi webinar online? Ogni punto di contatto, ogni via con cui tu puoi entrare in contatto con il tuo pubblico rappresenta per te un asset. 

Cosa è un asset? 

Un asset, prendendo un po’ la definizione quella standard, è un bene materiale o immateriale, quindi può essere anche un servizio, può essere anche un brevetto che deve essere monetizzato. Così come un sito web è fonte di vendita e quindi di fatturato, anche ognuna delle voci elencate qua sopra sono fonte di monetizzazione.

Hai scritto un libro, lo stai vendendo tramite un editore oppure fai da solo. Io ho fatto solo. “Alta fedeltà” è il mio libro lo trovi su Amazon, lo vendo direttamente. Amazon lo stampa, lo distribuisce, io l’ho creato, ora ne sto creando un altro riguardo appunto l’automazione marketing, ma ognuno di questi asset ha una funzione ben precisa e la funzione precisa di un asset è quella di aiutarti ad acquisire, contattare il pubblico per fare in modo che il pubblico ti scelga per risolvere i suoi problemi ma anche per essere scelto e vendere di più, per monetizzare i tuoi asset.

Una pagina social può essere fonte di monetizzazione? Certo che può essere una fonte di monetizzazione se ti fa conoscere del nuovo pubblico, se ti fa individuare come riferimento per risolvere un problema. Un podcast, come questo ad esempio, è un asset? 

Certo perché all’interno di questo podcast io do tantissimi suggerimenti, tantissime informazioni. Sono diverse le persone che mi hanno contattato dopo avere ascoltato questo podcast anzi anche tu che stai ascoltando quando hai finito questo podcast lasciami la tua recensione su Apple iTunes, clicca sul tasto di Spotify “Segui” in modo tale che potrai essere sempre aggiornato quando usciranno nuovi contenuti che ti aiuteranno ad automatizzare il tuo marketing, automatizzare di il tuo lavoro, di fare di più con meno perché ricordiamoci che è questo quello che cerco di aiutarti a fare. 

Un negozio su strada può essere un asset? Certo che è un asset. Un negozio su strada è una fonte, un punto di riferimento per il pubblico che acquista direttamente ma è anche un luogo di incontro, è un luogo dove si creano relazioni, è un luogo dove si presentano i propri prodotti. 

Parlavo ieri con un imprenditore che vende scarpe, due fratelli che vendono scarpe in provincia di Verona. Loro cosa fanno? Loro hanno una strategia bellissima per capire su quale prodotto puntare o non puntare andando a lavorare con quelli che sono i clienti fidelizzati che hanno già in elenco. 

Avere un elenco di clienti del proprio negozio è un asset. Una lista di contatti è un asset? Certo che è un asset perché quella lista di contatti è il fatturato futuro della tua attività commerciale. Un evento dal vivo è un asset? Certo, vendi i biglietti, è un asset. Hai un tuo metodo per spiegare quello che fai? Io, ad esempio, ho un metodo per aiutare le aziende a fidelizzare i clienti che si chiama “Alta Fedeltà”, creo webinar online. 

Tutto quello che è un know-how, una conoscenza, un valore immateriale o materiale, come nel caso del prodotto fisici, è un asset. In realtà non penso che sia necessario avere tutti gli asset possibili, non devi avere tutti i dettagli ma di certo non basta averne uno solo. 

Ti ricordi i dettagli di prima? Non tutti valgono per gli stessi. Non a tutti interessa partecipare a un webinar. Non tutti leggono libri. Non tutti comprano da un sito. Non tutti vanno in un negozio. Ma c’è chi lo fa, c’è chi fa una o due attività. Bene, per cui è importante avere più di un asset, è importante avere più di un dettaglio. Se hai un pubblico grande e intendo numeroso devi essere presente in più punti di contatto perché queste persone probabilmente avranno più esigenze. Essendo numerose non saranno tutte omogenee nei loro comportamenti. Non faranno tutte la stessa cosa. 

Asset principali e asset secondari

A questo punto il consiglio che ti do basandomi principalmente sulla mia esperienza è che ci sono asset principali e asset secondari. 

Seguimi perché questo è un concetto molto utile, è un ragionamento che ti aiuta anche nel prendere le decisioni necessarie per capire dove investire le tue risorse e le tue energie. 

Gli asset principali per me sono quelli in cui la creatività dimostra il valore che ha, in cui il contenuto è originale. Quando scrivi un libro e ti metti sulla tastiera a battere sui tasti, lì hai creato un contenuto originale. Se stai facendo uno speech per un webinar, quello è un contenuto originale. Quando crei qualcosa in prima persona, quando stai sviluppando un tuo concetto, un tuo metodo, quando stai creando qualcosa di fisico, quindi che hai creato la tua maglia, il tuo oggetto artistico, quando hai creato la tua poesia, quando hai creato la tua canzone. Bene, quello è un asset principale. 

Gli asset secondari sono quelli in cui il contenuto è una trasformazione di un asset principale. Se io ho creato un video in cui presento un concetto, in cui risolvo un problema, in cui parlo al pubblico, ad esempio se faccio un intervento in un evento dal vivo, questo evento dal vivo è l’asset principale. L’asset secondario potrebbe essere il video della registrazione dell’evento dal vivo. Un altro asset secondario potrebbe essere la trascrizione dell’evento dal vivo. Un altro asset secondario potrebbe essere l’audio del mio speech all’interno dell’evento dal vivo. Da un asset principale, che è l’evento dal vivo, io ne ho tirati fuori almeno tre. Posso avere un fotografo che scatta delle foto, per cui le foto possono essere un media che utilizzo sui social per attirare le persone a scaricare il PDF del mio evento, del mio asset secondario. Mi segui? 

Questo non significa che però l’asset secondario valga meno del principale. Non significa che la trascrizione dell’evento non abbia lo stesso valore concettualmente dell’evento stesso. Non significa che l’audio della mia registrazione valga meno del video o quant’altro. 

Bene, allora adesso alza davvero il volume perché arriva il meglio. Parlo di trasformazione. Queste che ti sto per dare sono indicazioni pratiche. Cerca di ascoltarle e farle tue e metterle a terra, cioè realizzale dopo che te le ho dette. Per cui inizia creando quel tipo di asset che per te è più facile. Ami scrivere? Bene, imposta una lista di argomenti che abbiano un filo logico e che siano utili per chi legge. Non sto parlando di scrivere testi per promozionare, per farti pubblicità o per creare maggior valore al brand. Devi parlare al tuo target, non devi parlare di te, devi parlare dei suoi problemi, dei suoi dolori e risolverli o alleviarli se non riesci a risolverli. Inizia a produrre qualcosa che sia facile per te da produrre per cui puoi iniziare registrando ad esempio dei vocali ad esempio sul tuo telefonino, quando sei in macchina solo, quando ti trovi a camminare, quando ti trovi col tuo cane, quando sei in un momento in cui ti va di parlare di qualcosa e pensi di avere un’idea utile da cui trarre spunto. Anche quello può essere un momento in cui produci un tuo asset. Quello che avrai creato, appunto, sarà un tuo asset principale. Da quell’asset puoi far nascere un asset secondario. 

Se hai un testo, oppure se hai la tua voce, fallo trascrivere e quello sarà un testo che puoi utilizzare per il tuo blog o per il tuo sito o per un PDF che può essere poi il Lead Magnet, il contenuto di valore che le persone scaricheranno per ad esempio riempire un e-book. 

Da un PDF puoi anche a questo punto tirare fuori dei contenuti per una serie di e-mail, per dare informazioni a chi è interessato a ciò che hai da dire, oppure puoi pubblicarlo in autopubblicazioni, come ho fatto io con Amazon, per farne un libro o un mini-libro se il contenuto è molto breve, lo puoi anche utilizzare come traccia da cui partire per un podcast, per una puntata di un podcast. Video-riprenditi. 

Potresti riprenderti mentre parli. Quello addirittura potrebbe essere la creazione di un canale su Youtube, un canale per chi è interessato a come si risolvono i problemi di idraulica, come si lavora a maglia, come si organizza uno schedario. 

Tutto quello che è ciò che sai fare può essere fonte di ispirazione per qualcun altro. Tutto ricordati che è partito da un audio su un telefonino o da un testo che hai scritto una mattina che avevi qualcosa da raccontare. Non saprai mai qual è la trasformazione, l’asset, che funziona meglio di tutti se non li avrai tutti. 

Nel momento in cui hai creato più asset, solo in quel momento, e li hai pubblicati o li hai resi disponibili al tuo pubblico, solo in quel momento saprai ciò che funziona meglio di altro, ciò che funziona meglio e ciò che funziona peggio. 

In uno scenario omnicanale, te ne ho parlato nella puntata precedente, nella numero 7, una persona può entrare in contatto con te da un video su Youtube o magari ascoltarti su Spotify, come forse stai facendo tu in questo momento, e può poi venire sul tuo sito e perché no, partecipare a una live su Facebook o magari poi diventare finalmente un tuo cliente pagante. Asset principali e asset secondari. 

Conclusioni

Trasformare i propri contenuti oggi è la chiave che semplifica la vita all’Automater e ciò che ti permette di fare di più con meno perché ricordati che questo è l’obiettivo dell’Automater. Fare di più con meno. Se ti è piaciuta questa puntata lasciami una recensione su iTunes. Continua a seguirmi per le prossime puntate su Spotify e seguimi anche se vuoi nella pagina Kartra Italia. Io sono Stefano Benvenuti, sono partner di Kartra e quello che ti ho spiegato può essere poi applicato creando un funnel all’interno di Kartra. 

Kartra è uno splendido programma di automazione che io in prima persona uso. Se vuoi saperne di più vai su stefanobenvenuti.com e lascia la tua mail per guardare i video tutorial in italiano. Ciao e a presto 

Asset del successo

Un settore da 325 Miliardi di Dollari

Un settore da 325 Miliardi di Dollari

Un settore da 325 miliardi di dollari

Voglio raccontarti la storia di una signora americana che nel 1995 ha lanciato un sito web. Questa signora si chiama Lynda Weinman, ha iniziato a creare un proprio sito, a comprare un dominio per 35$, voleva insegnare alle persone il web design. Nel 1995 quindi ha creato un blog in cui ha iniziato a spiegare come creare un sito web. All’inizio lo faceva gratis poi siccome le richieste di aiuto e supporto arrivavano abbastanza numerose ha iniziato a creare una sorta di abbonamento, dei corsi, all’inizio chiedeva 25$ al mese per aver accesso alle sue lezioni a pagamento. Pagavi 25$ al mese e ti faceva accedere a dei videocorsi in cui ti spiegava come creare un sito su front-office, come creare un sito in HTML, qualcosa che se lavori o conosci internet puoi immaginare, ma era il 1995!

All’inizio non era semplice ma dopo un po’ di tempo aveva raggiunto 1000 persone che le pagavano l’abbonamento per accedere ai suoi corsi, quindi guadagnava 25.000$ al mese. Continuò quindi ad inserire corsi in cui spiegava come si creava un ottimo web design, siti web e ha iniziato a creare in 5 anni una base di clienti mostruosa, parliamo di 100.000 membri, quindi 2.5 mln di dollari di entrate mensili vendendo videocorsi in cui si spiegava come creare un sito web.

Nel 2015 è arrivato Linkedin che ha comprato il suo sito web che ha pagato 1.5 mld di dollari. Si hai sentito bene, un 1.5 mld. 

Il settore da 325 miliardi di cui ti parlavo prima è proprio questo: l’e-learning, il settore dei videocorsi, della vendita della conoscenza. 

In questi giorni è partito il corso di Roberto Cerè, lui vende corsi con Omniavideo e ha una grande base dati. Il successo di Linda non è tipico così come quello di Roberto, ma comunque c’è un grande mercato molto aperto e disponibile. Anche se tutti non se ne rendono conto ha una barriera d’ingresso irrisoria. 

Poter iniziare a creare corsi, videocorsi e venderli, oggi è alla portata di tutti. Oggi ci sono strumenti online come Kartra che permettono di iniziare a vendere videocorsi. Ti basta creare un tuo dominio, un tuo sito e iniziare a creare contenuti video, pdf, script, mano a mano che li inserirai avrai creato il tuo corso, la tua base dati. Molti hanno la sindrome dell’impostore, magari non si sentono abbastanza competenti per poter insegnare agli altri perché magari pensano che devono acquisire maggiore consapevolezza, maggiori strumenti. 

Se una persona ha dei riconoscimenti, ha fatto qualcosa di importante e per questo può attirare anche maggior pubblico è avvantaggiato. Anche oggi chi non ha mai avuto riconoscimenti esterni può insegnare molto agli altri. 

Se pensiamo agli insegnanti a scuola, abbiamo seguito la nostra istruzione con professionisti, con persone che ci hanno insegnato l’italiano, l’inglese e l’informatica ma non per questo erano laureati con il massimo dei voti o magari avevano scritto libri internazionali o vinto premi di qualche tipo. Erano professionisti che riconoscevano il loro lavoro, la loro materia e per questo la insegnavano a noi da ragazzi. Altrettanto se siamo capaci di fare qualcosa, se siamo in grado di cucinare, di programmare, di suonare uno strumento, di fidelizzare la clientela, possiamo insegnarlo agli altri anche tramite dei corsi. Questa è la consapevolezza, l’argomento che oggi dovrebbe essere tenuto a mente da tutti quelli che cercano anche di aumentare il proprio fatturato, che cercano di creare anche una nuova fonte di business. Non è detto che sia da 1 mld e mezzo, già se una cosa del genere se dovesse aumentare le proprie entrate con qualche centinaio di euro in più mensili, sarebbe un qualcosa in più, magari è una cosiddetta entrata secondaria che può nel tempo crescere, può rimanere costante o magari non funzionare. 

Il timore è di creare un corso, un must di conoscenza, video, tanti corsi e magari non vendo niente a nessuno. Puoi iniziare creando il tuo sito web, contenuti per una ventina di lezioni, magari ad un prezzo basso per capire se quello che stai vendendo piace alle persone e se dovesse piacere puoi aumentare il numero delle informazioni. Puoi creare nuovi corsi, un corso di secondo livello. Tutte queste tecniche e funzioni possono essere gestite con un programma Kartra di cui ti sto parlando perché al suo interno puoi creare sia un sito web, sia delle membership, sia puoi acquisire e gestire informazioni di quelli che poi andranno ad acquistare e vendere. 

Un mercato in continua crescita

Quello che molto spesso viene sottovalutato è che oggi questo mercato continua a crescere, soprattutto nel 2020 dove dopo la fase di lockdown le palestre hanno iniziato a creare corsi virtuali, tutte le aziende, i professionisti, lavorano in smartworking. L’Italia è spaccata da tracce che vengono fatte dall’operatore di telefonia unico perché sta per aumentare la connettività all’interno delle case. Non tutti oggi vanno su Internet, ma quelli che lo fanno traggono beneficio. 

Non è detto che devi creare l’enciclopedia Treccani o la cura contro le malattie, ma se hai una conoscenza sul tuo lavoro, se sei un professionista, commercialista, avvocato e sai far bene qualcosa puoi insegnarlo, magari c’è qualcuno che vuole approfondire per apprendere il tuo know-how. Puoi essere tu l’insegnante senza l’ispirazione di dover cambiare il mondo ma con quella di migliorare la vita di chi acquisirà il corso. 

325 miliardi entro il 2025, abbiamo dappertutto la verifica del fatto che crescono il numero dei corsi venduti e acquistati, quello che manca è probabilmente il tuo. Se sei un automater e vuoi maggiori informazioni visita la pagina kartraitalia e stefanobenvenuti.com, clicca “inizia da qui” e riceverai l’accesso ad un’area di membership gratuita per vedere come funziona Kartra, come si può creare un proprio corso e metterlo online.

Asset del successo

Fare di più con meno

Fare di più con meno

 

l 1° Podcast dedicato agli imprenditori che vogliono gestire il proprio lavoro con il pilota automatico. Automater è per chi vuol fare di più con meno. 

Fare di più con meno

L’aspettativa di lavorare allo stesso modo e avere maggiori risultati o avere gli stessi risultati con più tempo a disposizione lavorando di meno è una buona aspettativa. 

Come raggiungere questo obiettivo?

Bisogna essere consapevoli che oggi il tempo è la risorsa di maggior valore perché è quella che non gestiamo. Quando sono diventato lavorato dopo esser stato studente a me mancava l’aria. Nonostante uscissi sempre quando ero universitario, nel momento in cui ho iniziato a lavorare sono dovuto sottostare a degli obblighi di lavoro. 

Dovevo organizzare il mio tempo avendone meno a disposizione per quello che volevo fare. Per almeno 8 ore infatti dovevo lavorare in ufficio, in un luogo che non era il mio preferito. 

Quando da lavoratore single passi in coppia, il tempo diventa condiviso. In questo caso ti fa piacere passare il tempo con il tuo partner, conoscere il suo mondo, proprio per questo probabilmente inizi a fare anche quello che vuole il tuo partner. 

Quando da coppia si diventa famiglia, non riesci più a gestire il tuo tempo, probabilmente perché hai dei figli, hai dei genitori, dei suoceri, tua moglie. Riuscire a ritagliare del tempo per fare quello che ti piace è complesso, per queste ragioni il tempo è la risorsa di maggior valore. 

Se sei lavoratore dipendente vieni pagato per il tempo che dedichi al lavoro. Quando sei un imprenditore il tempo va messo in scala. Devi cercare di fare in modo che il tuo tempo, a parità di tempo lavorato aumenti il fatturato. L’aspettativa che l’imprenditore lavori di meno non è vera. L’imprenditore lavora sempre, sia prima di dormire che anche a prima mattina quando beve il caffè o quando parla con il commercialista o con la banca. 

L’imprenditore deve cercare di ottimizzare il proprio tempo, per cui fare di più con meno è l’aspettativa migliore che si possa avere. Per mettere in scala il proprio tempo e quindi fare di più con meno è preferibile non fare tutto da soli. 

Non conviene fare tutto da soli, puoi essere bravissimo in molti ambiti ma non in tutto. Sicuramente ci sarà sempre qualcuno più bravo di te che magari è in grado di fare le tue stesse cose in meno tempo e con molta più semplicità. Probabilmente potresti utilizzare anche le sue competenze. Per queste ragioni è necessario capire cosa accentrare e delegare. Cosa è strategico tenere sotto il nostro diretto controllo? 

Cosa possiamo delegare?

Possiamo delegare la fatturazione, la gestione contabile, la modalità di comunicazione, alcune attività ma non tutte. Le attività strategiche non possono essere delegate. Se la nostra azienda produce scarpe e noi disegniamo scarpe, non possiamo delegare il design delle scarpe perché è quel che ci rappresenta. 

Se siamo un’attività di consulenza il nostro know-how è strategico, mentre non lo è l’invio delle fatture. 

L’operatività è delegabile mentre la creatività no. 

Di chi realmente ti fidi?

Io mi fido di me stesso, a volte commetto anche degli errori per cui controllo quello che faccio. A volte passa del tempo e controllo le cose fatte in passato per cercare di capire se posso ottimizzarle. Se penso agli articoli del blog, cerco di rileggere quelli scritti velocemente per migliorarli. 

A volte si dice che chi fa da sé fa per 3. È più semplice fare che delegare. 

Come decidere a chi delegare?

Deleghi alle persone che hanno, secondo le tue aspettative, le conoscenze che li rendono capaci di fare quel che vorresti fare ma che vuoi delegare. 

Come fai a capire cosa delegare quando deleghi un’attività che non sei in grado di fare?

Io non sono un programmatore, un grafico, per questo cerco di utilizzare un sistema diverso. Innanzitutto descrivo il risultato desiderato. Se ho bisogno di fare di più con meno e ho capito che posso accentrare alcune cose ma non tutte, devo capire a chi delegare. Per farlo innanzitutto devo essere consapevole del risultato desiderato, faccio quindi una descrizione minuziosa. 

Uso in seguito dei portali per cercare freelance come: Freelance, Fiverr o UpWork dove puoi trovare dei consulenti che ti aiutano a fare qualcosa che non sei in grado di fare. 

È importante però che tu sappia già cosa vuoi fare. In seguito definisci un budget, quanto vale la creazione di quello di cui hai bisogno. Se non ne hai idea guardi il costo orario di una persona. Su molti di questi sistemi è possibile trovarlo. Su Fiverr ad esempio viene descritto il costo medio di un’azione, se devi fare un jingle o una copertina per un e-book o per trascrivere un audio, per cui ti rendi conto di un costo medio. 

Una volta che hai definito il risultato e hai cercato e trovato qualcuno che possa darti supporto e definito il budget, il passo successivo è quello di riportare la descrizione di quello che vuoi creare in Italiano ed in inglese. Se non sei capace o non conosci l’inglese, vai su Google Translate e fai tradurre il messaggio e lo copi dove devi creare un annuncio. 

Piccolo suggerimento: collabora con i professionisti con le migliori quotazioni. Non cercare il prezzo più basso, “chi più spende meno spende”. È meglio spendere per qualcuno che ha più quotazioni, quindi ha più esperienza o qualcuno che ha un costo orario lievemente sopra la media o nella media piuttosto che andare a cercare quello che conviene di più, non devi essere tu a testare il servizio, cerca qualcuno che ha già fatto quella tipologia di lavori. 

Il tuo scopo è fare di più con meno tempo ma non con meno soldi, quindi è preferibile investire qualcosa in più e trovare il partner giusto perché questo ti porterà un guadagno ed un risparmio nel tempo. 

“Datemi una leva e solleverò il mondo” diceva Archimede nell’antica Siracusa. 

Bisogna essere consapevoli dei propri limiti e le risorse vanno ottimizzate. Sapendo che non hai alcune competenze, ad esempio per creare una grafica, una landing page, una pagina d’atterraggio per un funnel, devi cercare di mettere a leva le tue risorse. Devi essere consapevole dei tuoi limiti per fare in modo che queste risorse vengano ottimizzate, andando a trovare la persona migliore che possa aiutarti a raggiungere il tuo scopo, il tuo obiettivo. 

Cos’è Kartra?

Ottimizzare significa usare strumenti per mettere a leva ciò che hai, come ad esempio i portali o ad esempio il programma che utilizzo che si chiama Kartra che è un software di automazione marketing. Una volta creata una lettera di vendita, un preventivo, un contenuto, questo conviene utilizzarlo ed applicarlo il più possibile. Immagina di aver creato una landing page, hai fatto un video che hai fatto montare con un jingle di apertura e chiusura, hai creato un e-book che le persone devono scaricare per avere le informazioni che gli vuoi dare, e vuoi cercare il modo di creare un funnel in modo automatizzato. Per fare questo devi mettere il sistema a leva e liberarti dall’operatività. 

Kartra ad esempio ti permette di creare landing page, di salvare il tuo file, di automatizzare l’erogazione di questi file in modo molto semplice. Crea tante leve e solleva molti sassi. 

L’obiettivo è quello di fare di più con meno ma tu non fai una cosa sola. Se sei un imprenditore probabilmente fai tante cose. Per sollevare di più devi creare tante leve in questo modo riuscirai a sollevare molti sassi. Inizierai a capire che puoi creare delle automazioni per tante attività separate. Se inizi a capire che ogni risorsa utilizzata libera del tempo diventi ricco. 

Non devi creare una campagna enorme. Conviene creare delle piccole automazioni per singole attività, ad esempio: come acquisire i dati del cliente, come erogare un e-book, come fissare un appuntamento, come vendere un prodotto, come gestire un preventivo. Queste attività insieme ti libereranno di ore e ore di lavoro ogni giorno. Puoi creare anche una membership, queste sono tutte funzioni che puoi trovare dentro Kartra. Io sono affiliato dentro Kartra e ho creato questo podcast “Automater” proprio per spiegare quello che con Kartra tu puoi realizzare. 

Se inizi a capire che ogni risorsa utilizzata libera tempo diventi ricco perché puoi replicare il modello o le attività ogni momento, contemporaneamente anche mentre dormi. Io lavoro tanto ma ottimizzo il mio tempo, andando ad utilizzarlo solo per le attività strategiche delegando a strumenti come Kartra o a Freelence o professionisti che hanno conoscenze, tutto quello che io non riesco a fare. 

Il 10% che non puoi automatizzare è composto da interazione umana dove solo tu puoi fare la differenza. Il 90% del tuo lavoro può essere ottimizzato e automatizzato. Il 90% riguarda la vendita dei prodotti, le informazioni, l’acquisizione dei dati dei clienti, la capacità di gestire l’interazione o di delegare le attività a diverse persone della tua organizzazione, della tua attività commerciale. 

Alla base dell’automazione c’è la moltiplicazione delle capacità. Ci sono delle azioni che non puoi delegare che sono tue o di tuoi partner o collaboratori. Un conto è lavorare per tutto, un altro è focalizzarsi in una singola attività dove lì si è strategicamente importanti. 

Inviare mail, salvare i dati, fare una vendita, erogare informazioni personalizzate, sono singole azioni che possono essere messe a leva automatizzando il processo tramite Kartra, quello che resta è il valore più alto. Devi liberarti dall’operatività. Il tempo ha un valore diverso. In un negozio chi usa l’automazione avrà clienti consapevoli delle differenze che ci sono in quel negozio rispetto agli altri. Saranno stati nutriti e informati delle peculiarità che rendono quel negozio differente dagli altri. 

In un ristorante che usa le automazioni sarà semplice fare delle prenotazioni o richiamare semplicemente i clienti quando prenotano o chiedono informazioni riguardo ad una pietanza o alla disponibilità. 

Un dentista che sappia utilizzare e ottimizzare le risorse non faticherà per ricordare il momento per tornare a controllare i denti. È l’automazione che richiama il cliente e gestisce gli appuntamenti. 

Un meccanico che riesce a comunicare in modo organizzato con i clienti avrà la fila di auto pronte per essere controllate, riparate o semplicemente per farle alzare sul ponte levatoio e farlo lavorare.

Diventando un automater la grande differenza la noti nelle capacità di tornare proprietario del tuo tempo, così come lo eri quando studiavi o eri più giovane. Con l’applicazione del metodo automater riuscirai ad essere in parte o sicuramente più di ora, proprietario del tuo tempo.

Io sono Stefano Benvenuti e se vai sul sito stefanobenvenuti.com puoi prendere informazioni su come funziona Kartra e come diventare un automater. 

A presto!

 

Asset del successo

Non Pensare in Verticale

Non Pensare in Verticale

Non pensare in verticale

Oggi parleremo di funnel, ti do qualche indicazione per capire e cercare di leggere i funnel. Tutti gli esperti che parlano di marketing e automation trattano il tema del funnel. 

Che cos’è un funnel? 

Funnel dall’inglese tradotto in italiano significa “imbuto”, che rappresenta un sistema di vendita. Sono molti quelli che pensano che il funnel così descritto sia qualcosa di recente, legato al mondo digitale, a tutti quelli che sono gli sviluppi del marketing a risposta diretta nell’ambito della Digital Economy, però non è così.

In realtà il primo funnel o la prima strategia che possiamo annoverare come se fosse un funnel è alla fine dell’ ‘800, a opera di un pubblicitario che si chiamava A. Lewis. Ne teorizzò la strategia, il primo funnel, parlando di un modello che viene chiamato AIDA, dove:

  • A sta per Awareness;
  • I sta per Interest;
  • D per Desire;
  • A per Action. 

AIDA è una strategia che vede nella consapevolezza, nella presa di coscienza del cliente che è consapevole della presenza di un prodotto, poi passa allo step successivo in cui dimostra l’interesse verso un prodotto o un gruppo. Dopodiché inizia il desiderio, la strategia deve portare a far creare il desiderio nella persona, nel pubblico, nel possibile cliente, l’aspirazione verso un prodotto o un gruppo di prodotti. Infine prende vita l’azione che porta o all’acquisto o alla consapevolezza di non poterselo permettere. L’azione è la fine dell’imbuto. Teoricamente tutti gli stati del processo prevedono normalmente una parte nel pubblico ma nell’imbuto il traffico viene canalizzato verso una determinata direzione. Nella logica dell’AIDA, tutto quello che è il traffico, il pubblico che potrebbe essere interessato rispetto ad una conversione, agire in un determinato modo come vorrebbe l’imprenditore, il brand, l’azienda, deve essere canalizzato attraverso un percorso. 

Il traffico, quindi il pubblico, viene perso attraverso il percorso. Come se questo imbuto fosse pieno di buchi, un imbuto che non ha un buco solo ma ne ha tanti. Viene perso perché non converte, se tu hai 1000 persone a cui mostri un messaggio, una parte di queste diventano consapevoli del prodotto e una parte lo ignorano. Dopo di che quando sono consapevoli solo una parte mostrano realmente il loro interesse e solo una minor parte ne è portato a desiderarlo. Solo una minima minima parte, raramente compie un’azione. Ad ogni stadio viene prevista una conversione per il passaggio allo stadio successivo. Sei consapevole del processo, se dimostri interesse vai al secondo step, se provi desiderio vai al terzo, se compi un’azione vai al quarto. Nella teorizzazione potremmo dire: “ho un bel messaggio, tutti lo guardano, tutti sono interessati, tutti lo desiderano, tutti lo acquistano”, in un mondo fantastico. 

Nella realtà non è così. Tutte le azioni sono passi di un viaggio, il cosiddetto viaggio del cliente. In ambito scientifico, in ambito del marketing sicuramente ne avrai sentito parlare o descrivere come la Customer Journey. Secondo molti questa fase Digital, in parte fisica e digitale e soprattutto social, in realtà il viaggio del cliente non si può concludere con l’acquisto. 

Kotler diceva che deve proseguire verso il passaparola, verso il referral, verso l’acquisizione di un giudizio da parte del cliente. Il viaggio dovrebbe terminare non quando il cliente ha effettuato l’acquisto ma quando esprime anche un giudizio su questo acquisto perché deve far cominciare il circolo vizioso di altre persone che saranno consapevoli e così via. 

I modelli di funnel

Il più famoso, forse anche il primo in ambito digitale è Jeff Walker. Il suo funnel cioè il Product Lunch Formula risale al 1997. Sicuramente lo conosci perché avrai sentito parlare di un funnel dei tre video e poi l’offerta, bene, è la tecnica di vendita online più utilizzata, diffusa e che ha portato più risultati. 

Frank Kern, anche lui americano, californiano, è un ottimo guru nell’ambito del digitale perché ha creato molte strategie come la “4 Day Cash Machine”, “Book Funnel”. Frank Kern è molto famoso per la sua capacità di copywriter infatti è il primo che ha inventato il Book Funnel. Mentre Jeff Walker parlava di Funnel per acquisire il contatto tramite quelle che lui definisce Join Venture, cioè creare partnership con altre persone, Frank Kern si distingue perché lui dice: “io non divido il mio fatturato con altri ma preferisco pagare Google o i social per portarmi traffico, cerco di ottimizzare i funnel affinché il traffico che mi portano mi porterà alla vendita di altri servizi”. 

Uno si appoggia ai funnel, l’altro dice “faccio tutto da solo”. 

Un’altra persona molto famosa nell’ambito dell’automazione marketing, nella creazione dei funnel si chiama Ryan Deiss. È molto famoso, dicono che sia una delle persone che investe di più in assoluto nei test dei suoi funnel e nelle strategie che utilizza. Ha scritto un libro che ha pubblicato tra i primi come Book Funnel, che si chiama: “Visible Selling Machine”, molto bello. È bello l’incipit del suo libro perché dice: “mi sveglio, bevo una tazza di caffè ma sono tranquillo perché so che durante la notte ho venduto e continuato a vendere perché ho creato la mia invisible selling machine”. È molto famoso anche per la strategia dell’acting, lui dice che se la tua strategia può essere rappresentata in un tovagliolino dall’inizio alla fine e compresa da tutti quella è vincente. 

Un’altra persona che ha fatto milioni o miliardi con i funnel e strategie digitali è Russell Brunson, il creatore di Clickfunnel, l’ideatore della Value Ladder, cioè della scala dei valori, cioè per far crescere il valore della tua azienda devi spostare il tuo cliente da un Ladder all’altro, da un piolo della scala al successivo. Ha scritto diversi libri, io ne ho letti due: Unlock Secret e Expert Secret. Il primo importantissimo per conoscere le tecniche principali per vendere nel mondo digitale, il secondo Expert Secret, che spiega come creare una comunità che ti segue e che ti permette di realizzare i tuoi sogni. 

Queste sono tutte strategie molto potenti, strutturate e funzionanti. Quello che funzionava 10-5 anni fa o anche l’anno scorso non è detto che funziona anche oggi. Se ricevevi un’email promozionale nel 1987 probabilmente l’avresti aperta, oggi sono più le mail che non apriamo piuttosto che quelle che apriamo. Oggi non c’è lo stesso impatto della comunicazione digitale che c’era una volta. Oggi le mail non hanno lo stesso impatto promozionale. Sono tante persone che dicono: “l’email marketing è morto”, io non penso questo, c’è una statistica che dice che per ogni dollaro speso nel marketing, l’azienda ne riceve 40 in termini di marketing, vendite e conoscenze. 

Oggi la lotta delle aziende non è nel creare il funnel più efficace ma è focalizzare l’attenzione. C’è un bel libro che si chiama Oceano Blu che parla di come differenziare la tua azienda e fa tanti esempi concreti. Oggi le aziende devono acquisire l’attenzione del proprio pubblico, prospect che potrebbero essere interessati dai prodotti. Ogni persona è bombardata da mille messaggi in ogni contesto. A volte diciamo che siamo Figital perché siamo sempre connessi, siamo collegati a qualche messaggio o interazione di qualche genere. 

Oggi tutti quanti noi dividiamo il nostro tempo tra esperienze fisiche e digitali e altrettanto la nostra attenzione è divisa. Avere l’attenzione del cliente è il punto di partenza per poter creare una relazione. 

Frank Merenda è una persona che ne sa più di me e di altre persone. Insegna che il modo migliore per acquisire l’attenzione del cliente è spostare l’attenzione da un campo condiviso ad uno proprietario.

Alessio Beltrami autore, professore universitario e per me mentore, quando descrive il proprio blog lo presenta come “la mia casa”, perché indipendentemente da dove entrerai in contatto con Alessio, con un suo libro o un audio su Telegram o puntata sul suo Podcast, quello che sia, andando sul suo sito avrai la sua attenzione. 

Perché alla fine dobbiamo spostare il nostro prospect, cliente, pubblico da uno spazio che per lui è congeniale ad uno spazio gestito da noi? Perché in questo modo avremo la sua attenzione. Dobbiamo diminuire le distrazioni per portarlo in un terreno neutro, o almeno un terreno in cui siamo noi a dettare le regole del gioco. 

Qual è lo scopo del funnel?

Portare il pubblico ad acquistare il prodotto o servizio, portarlo alla conversione, ogni passo alla conversione successiva. Nella logica del funnel il processo che porta dalla conoscenza alla consapevolezza, all’interesse, al desiderio e così via e poi all’acquisto e anche al passaparola positivo, sono tutti step verticali. Qualcosa non va, ci comportiamo in modo differente, siamo Figital, se ogni persona ha l’attenzione di una formica, in ogni fase della giornata ci sono: messaggi, media differenti, pubblicità, suono, distrazioni, vita personale, come può una strategia che ragiona in termini verticali essere realmente efficiente oggi?

Nella realtà non viviamo o interagiamo come in un funnel ma viviamo in un flipper. Questa metafora è bellissima, l’ho letta la prima volta all’interno del blog dell’Istituto del Marketing Scientifico, ma la faccio mia perché non penso che ci sia niente di più rappresentativo. I clienti oggi sono come palline dentro un flipper. Sono come palle magiche che avevano strani rimbalzi. 

Non cliccano più la mail, non la aprono come 10 anni fa. Se hai un’email di lavoro sarai bombardato da richieste di preventivi ma anche da persone che vogliono venderti qualcosa. I clienti, gli utenti, le persone online, non compiono le azioni che noi pensiamo. 

Noi magari abbiamo l’idea che una persona guarda l’annuncio, clicca, lascia l’email e ci chiama al telefono, questo non avviene quasi mai. In realtà come in un flipper non basta un colpo per far accendere i bip, ci vogliono molti tentativi, la partita dura tanto. Ogni punto di contatto che possiamo avere con i clienti, deve essere utilizzato per interessarlo ad un aspetto e poi ad un altro e ad un altro ancora. 

Non possiamo pensare che in un funnel con 3 video e 1 offerta oggi abbia lo stesso effetto che ha avuto 10 anni fa, 5 anni fa o l’anno scorso. Oggi probabilmente quella stessa tecnica è già stata utilizzata da altri e il fatto che i contenuti sono diversi e quella tecnica sia già stata utilizzata ci gioca contro, non ci permette di avere lo stesso effetto che avrebbe avuto in passato. 

I media disponibili, i punti di contatto sono tanti, come: email, sms, lettere, pubblicità sui social, insegne, cartelloni, cartellino prezzo ecc… sono tanti i modi con cui possiamo comunicare con il nostro cliente. 

Per seguire il cliente c’è un trucco. 

Perché alcune aziende comunicano meglio di altre?

Perché ascoltano. Ascoltano tutto, leggono i numeri e i dati. Le aziende che ascoltano e comprendono le interazioni dei clienti sono più efficaci di altre. Ogni punto di contatto deve diventare un punto di ascolto: mail, sms, sito, fai in modo di permettere al cliente di convertire il suo interesse o ascolto attivo verso di te per conoscere necessità, gusti, esigenze. Fai in modo che le richieste del cliente possano essere verificate se è utile anche ad altri. 

La conversione volta all’acquisto ha perso efficacia o meglio, è l’obiettivo. Prima di arrivare alla conversione all’acquisto ci possono essere altre micro-conversioni, come il click per andare da una pagina all’altra, lo scaricamento del pdf, la visualizzazione di un video. In Kartra che è il programma automazione di cui sono affiliato, puoi andare su stefanobenvenuti.com per capirne di più.

In Kartra c’è una tecnica chiamata BAM (Behavioral Actionable Marketing), in base alle micro-conversioni che vengono fatte all’interno delle pagine di vendita, delle pagine del sito, dei contenuti video o audio che siano, il programma permette di modificare il percorso del cliente perché stai attivando l’ascolto. La conversione volta alla conoscenza e all’ascolto e l’evoluzione con cui le aziende evolvono e riescono a rispondere in modo efficace al bisogno del proprio pubblico. I clienti rimbalzano da una parte all’altra. 

La Customer Journey è un flipper, però è importante che questa sia sempre in movimento, quando la palla si ferma va in buca e quindi perdi il cliente. 

Maggiore è l’ascolto maggiore è la conoscenza e la consapevolezza del viaggio del cliente che esce della logica del funnel e entra in quella del flipper. Non far andare la palla in buca, più rimbalza più vinci, più vinci più interagisce, più comprerà. Non considerare il sopra e sotto ma guarda intorno i punti presso cui andrà a sbattere. 

Una cosa che consiglio ai miei clienti è di creare un elenco di touchpoint. Iniziare a capire quali sono i momenti in cui il cliente può entrare in contatto come: insegna, sito, lista broadcast, Telegram ecc… 

In ogni punto ci deve essere un modo per far rimbalzare il cliente, con il cartellino ci deve essere il codice QR per rimandarlo al sito, il sito PDF per scaricare i dati, sposti il cliente nella tua zona di membership, puoi cercare di capire cosa interessa al cliente applicando un ascolto attivo. 

I funnel esistono ma oggi il cliente è dentro un flipper. Non pensare più in verticale, il cliente rimbalzerà e devi fare in modo di non farlo mai andare in buca o in Tilt. 

Io sono Stefano Benvenuti e se vuoi contattarmi puoi farlo andando su stefanobenvenuti.com e cliccando su “inizia da qui”, lascia i tuoi dati e puoi provare a conoscere a Kartra, che può essere la soluzione per la tua azienda per fare una bella partita a flipper e vincere tanti clienti. 

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