A chi serve un programma di automazione marketing

A chi serve un programma di automazione marketing

A chi serve un programma di automazione marketing

Non sempre sappiamo cosa ci serve. Henry Ford una volta disse che se avesse chiesto alla gente di cosa avesse realmente bisogno avrebbero risposto di cavalli più veloci… ma lui creò l’automobile.

Oggi ti parlo di chi ha realmente bisogno di un programma di automazione marketing.

Ascoltami fino alla fine per capire se serve anche a te o se esistono alternative valide. Alla fine di questa puntata sarai in grado di comprendere se un programma di automazione è utile e in che misura al tuo lavoro e alla tua attività. 

 

Quanto siamo consapevoli

Sapere, essere consapevoli di cosa vogliamo o anche di cosa non vogliamo significa avere il potere. Secondo Warren Buffet uno degli uomini più ricchi del mondo uno dei segreti del successo consiste nel saper dire di NO.

Diciamo troppi SI, si a chi ci chiede tempo, si a chi si propone affari, si a chi ci offre soluzioni che vengono descritte come rivoluzionarie e così via… dobbiamo imparare a dire NO. 

Solo avendo le informazioni importanti possiamo dire NO.

Non dobbiamo dire di NO a tutto, solo a quello che non è in linea con il nostro obiettivo.

Domanda Consapevole e Inconsapevole

Nel marketing si parla infatti di domanda consapevole e inconsapevole. 

La domanda consapevole è facile… è rappresentata da tutti quelli che cercano un argomento su google. Conoscono il proprio bisogno, ma non sanno come soddisfarlo e cercano il modo per loro migliore online o nella loro rete di contatti.

Il bisogno inconsapevole è bastardo… si bastardo perché è un’esigenza che abbiamo ma di cui a volte non siamo nemmeno consapevoli.

Un problema che noi viviamo ma che non percepiamo come tale… lo accettiamo a volte fino a rendercene conto… a volte molto tardi.

Se abbiamo fortuna qualcuno vicino a noi se ne accorge e ci dice… “ma sai che io al tuo posto farei così” e li scatta il secondo ostacolo… non è detto che noi accettiamo consigli.

Sai perché?

Perché non sappiamo di avere un problema e siamo stupidi.. anzi no… siamo ignoranti.

Ignoriamo di avere un problema, non ne siamo appunto consapevoli.

A me capita ad esempio quando parlo dei programmi di automazione marketing… oggi se ne sente parlare, ma 7 o 8 anni fa quando ho iniziato a studiarli ed usarli… mi sentivo un vero nerd. Anzi un fisico teorico… (sto guardando la serie big bang theory in questi giorni su Netflix e vorrei essere intelligente come quei ragazzi della serie). 

Sta di fatto che se ti sei imbattuto o imbattuta in passato in un programma di automazione marketing, forse sai di cosa parlo, ma se non ne hai mai realmente visto uno al lavoro… potresti aver ascoltato la mia voce col dubbio che a te non te ne frega niente dei programmi di automazione marketing.

E’ ora che la bolla in cui stai vivendo fino ad ora deve esplodere.

E’ in questo momento che deve accendersi la lampadina sopra la tua testa.

Se fino ad ora non ne hai avuto bisogno

Se fino ad ora non hai mai avuto bisogno di un programma di automazione marketing è perché forse non ne hai mai visto uno o non hai mai realmente capito a cosa servano.

Prima informazione. (Scrivitela con lo scalpello) I programmi di automazione marketing non sono per i programmatori ma per gli imprenditori perché servono a vendere, ad acquisire contatti ed a trasformarli in clienti. Servono a fare di più con meno. Con un programma di automazione marketing metti in scala su un pilota automatico tutte quelle attività che oggi fai manualmente.

Con l’automazione marketing vendi meglio cioè con di più e con meno sforzo. Elimini molte attività ripetitive e ridondanti. Deleghi ad un programma alcune attività che non ha più senso svolgere manualmente.

  • Inviare una mail per rispondere ad una richieste? Si lo fai in automatico!
  • Dare informazioni? Si anche
  • Vendere? Si certo
  • Prendere appuntamenti? Si
  • Girare informazioni ai collaboratori? Sicuramente si

L’automazione marketing non è solo per big company. Il livello di accesso ad un programma di automazione marketing fino a 5 anni fa era di diverse centinaia di dollari oggi con poche decine di dollari accedi ad un programma che ha funzioni di marketing automation.

Non più solo le grandi aziende usano l’automazione ma anche le piccole aziende familiari in italia, peraltro con ottimi risultati. Anche il singolo imprenditore crea i propri funnel per avere più tempo libero per concentrarsi solo nelle attività che producono reddito.

Poi tutto può essere fatto in modo eccellente e in modo approssimativo… ma come dire… fatto è meglio di perfetto.

Le pause mi aiutano a pensare

Ieri mentre mi prendevo una pausa dal lavoro, per staccare gli occhi dallo schermo, ho lasciato il telefono sulla scrivania, ho indossato la mascherina e gli occhiali da sole e sono uscito all’aria aperta…

Dietro il mio ufficio passano i binari del treno. Di solito però vanno tutti piano perché qui vicino c’è una stazione, la stazione Ostiense di Roma.

Sta di fatto che mentre respiravo l’aria fresca di aprile, e mi godevo il mio momento digital detox mi sono messo a guardare un treno che stava accelerando. Aveva poche carrozze, era vecchio e mezzo vuoto.

Era un regionale forse. E ho iniziato a pensare a dove andasse… e da quanto tempo faceva quel viaggio… Che grande invenzione i treni, ti portano dove vuoi mentre tu fai altro.

Come le automazioni marketing… ti portano da A a B.

La metafora è che anche una automazione vecchia, lenta… ti porta da A a B.

Se fino ad ora sei andato/a a piedi… il treno per te sarà un sogno.

Iniziare ad approcciarsi all’automazione marketing genera subito dei cambiamenti, giudica tu se positivi o negativi.

Obbligato ad organizzarti

Quando inizia ad usare un programma di Automazione Marketing sei obbligato a creare delle procedure e standardizzare i dettagli. Partendo dal contenuto delle email, fino a descrizione dei servizi e prodotti. La modalità di comunicazione.

Questo comporta che sarà più semplice rispondere alle richieste di informazioni. Farai lavorare meglio gli asset digitali che probabilmente già hai.

Di giorno o di notte chi andrà sul tuo sito potrà scaricare una presentazione, un ebook o un file che risolve un problema specifico.

Chi vuole risolvere un problema con un tuo corso potrà acquistarlo con paypal o carta di credito senza che nessuno debba verificare la ricezione del bonifico e inviare nulla. Farà tutto il programma.

Se lavori come consulente, sarà semplice rendere disponibile la tua agenda ai tuoi clienti senza doverli rincorrere per una conferma di appuntamento e senza dover mettere d’accordo tante teste.

Capisci che non ha più senso gestire in manuale attività ripetitive che un programma può fare al posto tuo.

In pratica

Se ancora non hai capito a cosa ti serve un programma di automazione marketing ti faccio alcuni esempi che io applico con Kartra il programma di Automazione di cui sono Affiliato e Kartra Expert:

Prendere un appuntamento:

    • da una pagina pubblica
    • collegata al mio calendario
    • con delle email di conferma dell’appuntamento
    • e una mail di riepilogo e ringraziamento post appuntamento
    • con una sequenza che parte se al termine dell’appuntamento aggiungo un tag alla persona con cui ho parlato

O anche:

  • Conoscere nuovi contatti creando un documento che spiega come risolvere un problema
  • Vendere servizi aggiungendo la possibilità sul sito di acquistare direttamente.
  • Lanciare promozioni creando strategie di nutrimento e creazione di un pubblico interessato
  • Formare il personale per risparmiare tempo utilizzando video corso
  • Formare i clienti per aumentare l’autorevolezza della mia attività.

Praticamente tutti oggi devono usare un programma di automazione marketing, la scelta è solo individuale. C’è chi lo fa, chi lo farà e chi non lo farà mai.

Se pensiamo che ciò che è logico e giusto verrà sempre fatto, ci illudiamo altrimenti non esisterebbero le guerre e la fame nel mondo o semplicemente non esisterebbero più fumatori o alcolizzati o drogati.

Ognuno deve capire dove vuole essere tra 3 mesi, o un anno. Senza andare troppo lontano. Se oggi un imprenditore inizia ad usare l’automazione marketing già in tre mesi vivrà una rivoluzione nel suo quotidiano.

Più contatti interessati, il tempo meglio organizzato e maggiore fatturato.

Contattami al sito stefanobenvenuti.com per capire come iniziare ad usare Kartra nel tuo lavoro

Ascoltami e decidi tu se ti serve o meno un programma di automazione marketing.

Se ti è piaciuto continua ad ascoltarmi. Consiglia questa puntata se pensi che possa essere utile a qualcuno. Io per ora ti ringrazio.

Ciao e a presto! 

 

Come creare la Nicchia

Come creare la Nicchia

Come creare la Nicchia

Oggi parliamo di nicchie di mercato. La definizione data da Wikipedia è la seguente: “In economia la nicchia è una parte di mercato che la concorrenza non ha ancora raggiunto o che essa ha parzialmente occupato, ma in maniera tale da non venire incontro soddisfacentemente alla domanda. Può consistere in una parte di clientela oppure in un determinato tipo di prodotto”. 

Secondo me non è così chiaro o meglio, secondo me, non viene applicato in modo corretto. C’è da dire che è difficile capire qual è la nostra nicchia di mercato e anche quando lo capisci non è detto che poi sia realmente quella. Magari io per tanti anni mi sono rivolto a un tipo cliente che però se vado a guardare i numeri quelli che compravano erano altri. 

 

 

Che cosa non è la nicchia

Questo perché, forse, per il tipo di prodotto, per il tipo di servizio, per il tipo di attività che svolgo aiuto più qualcun altro, o meglio, lavoro meglio con qualcun altro. Non mi piace la parola “aiuto” voglio iniziare a cancellarla. 

Quando devi fare ordine sulla scrivania la prima cosa da fare è togliere dal tavolo ciò che non serve, per cui, prima di andare avanti voglio iniziare a dire tutto ciò che non è la nicchia e tutto quello che uno pensa che sia, perché magari io ho roba sul tavolo o sulla scrivania che penso che potrebbe essere utile, e invece no, devono iniziare a sgomberare le idee. Anche tu che mi ascolti, seguimi, perché forse ti può aiutare. Potrei dire cose che forse messe dal mio punto di vista possono esserti utili. 

La nicchia non è una generalizzazione. È chiaro, parliamo di qualcosa di definito, qualcosa di piccolo, di nicchia appunto. Ad esempio, non puoi pensare che la nicchia siano le piccole e medie aziende o le grandi aziende. Con chi lavori? La tua attività a chi si rivolge?

Dire “Io mi rivolgo alle piccole e medie aziende” è troppo generale e non è utile a nessuno e soprattutto non è utile a te. Definire una nicchia come una dimensione, le piccole e medie aziende, soprattutto in Italia dove si sa che la maggior parte del business è fatto dalle piccole e medie aziende, è un modo un po’ sbagliato di cercare di prendere il massimo con il minimo sforzo.

Ok, questo è Automater, fare di più con meno, però ti devo anche dire quando le cose non vanno bene. in questo caso, quando vuoi definire la tua nicchia come la dimensione aziendale non va bene, non stai facendo niente di corretto. La dimensione non è la nicchia. La nicchia non è una categoria.

Per cui, ad esempio, non puoi rivolgerti a tutti i dentisti, a tutte le imprese edili, a tutti gli avvocati, a tutte le imprese digitali, a tutte le imprese del settore delle calzature e così via.

La nicchia non può essere una categoria nello specifico. Se ci pensi, all’interno della categoria ci possono essere mille problematiche, mille situazioni differenti. Pensiamo, ad esempio, a due studi professionali. Uno nato da poco tempo con un commercialista, con un avvocato, con due o tre neolaureati, due o tre da poco iscritti all’albo che creano un proprio studio e poi c’è lo studio di trent’anni o di tante generazioni nel centro della città, con tanti dipendenti, tanti stagisti, tante persone dentro. 

Secondo te queste due aziende che sono dello stesso settore, sono studi professionali, hanno le stesse problematiche? No. Assolutamente no, perché lo studio piccolino cercherà di accentrare tutte le attività, sarà interessato a creare il proprio portafoglio cliente, avrà delle esigenze anche di cash flow che deve cercare di soddisfare, sta cercando di presentarsi o di acquisire autorevolezza con la creazione di articoli, con blog post, con la pubblicazione di articoli scientifici o con quello che sia. Al contrario, lo studio che è già conosciuto, lo studio professionale che ha un nome, probabilmente avrà una schiera di persone dentro a cui delegare le attività, avrà già un cash flow rodato, avrà un’attività che è consistente e probabilmente il problema è nella gestione dei clienti che entrano piuttosto che nell’acquisizione di nuovi.

Questo perché la categoria non individua una nicchia. Spesso, quando ci si vuole differenziare o farsi riconoscere dalla concorrenza si definisce un problema, un problema che si affronta e si risolve. 

Io lavoro nell’ambito del marketing digitale per aiutare le aziende a creare dei corsi, a crearli e venderli, aiuto le aziende che hanno un’attività su strada per acquisire maggiori informazioni sul proprio pubblico, sui propri clienti. 

Definire la nicchia partendo dal problema

La nicchia possiamo dire che è definita da un problema. Il problema, però, per essere risolto solitamente viene anche contestualizzato. Non aiuti tutti, aiuti quelli che hanno quel determinato problema in un determinato contesto. Non possiamo tutti risolvere lo stesso problema ma solo qualcuno e solo in presenza di alcuni dettagli. Noi risolviamo un problema in un determinato contesto, in una determinata fase del lavoro. 

Per cui, aiutiamo le aziende in start up all’acquisizione di autorevolezza, creando un processo di pubblicazione di articoli, blog post, miglioramento della SEO, aiutiamo le aziende e gli studi professionali alla gestione della delega, o all’ottimizzazione dei processi, perché magari i problemi che loro vivono sono differenti. 

Iniziando a pensare a quando noi siamo realmente utili, in quale fase del processo noi realmente facciamo la differenza, stiamo iniziando a definire la nostra nicchia. Pensiamo agli esempi fatti prima, i dentisti, le imprese edili, sappiamo tutti che un dentista potrebbe occuparsi a tutto tondo della bocca di chiunque, potrebbe curare dall’apparecchio per i denti per un bambino piccolo alla dentiera per una persona anziana, o la risoluzione di problemi per chi è nel mezzo. 

Tornando alla nicchia, se il dentista ha specifiche competenze nella risoluzione di problemi, ad esempio, della masticazione per manager che viaggiano spesso, per cui potrebbe cercare di capire dove lui può fare realmente la differenza. Magari perché lui sa affrontare i problemi di una bocca che fa pasti veloci frugali, di una bocca che però ha poco tempo per essere trattata e che magari non riesce sempre ad avere la cura che potrebbe avere se fosse più ferma e più stantia la persona, perché magari questa persona mangia spesso panini in movimento. È una persona che però deve sorridere tanto, perché un manager, magari incontra persone, è un venditore, è un commerciale, una bocca che beve tanti caffè e che deve sorridere spesso. 

Per cui, parlo di un problema che è definito. Per quanto generalizzato ma è un problema definito. Immagina quanti problemi deve risolvere un dentista del genere. Abbiamo definito un problema, perché un problema è una nicchia. Non tutti gli uomini di affari ma quelli che viaggiano hanno esigenze specifiche. Queste persone hanno esigenze specifiche. Queste esigenze possono essere soddisfatte e risolte dal dentista di turno. 

Comunicare la propria nicchia: la trasformazione

Ora si presenta però un aspetto che non va mai tralasciato cioè come spiego, come comunico la mia nicchia? Magari il dentista ne è consapevole, sa a chi deve rivolgersi, ma come lo fa sapere al proprio pubblico? 

Parlo del problema? Sì è un modo. È un modo quello di parlare del problema ma questo però rende spesso la descrizione complessa, tecnica, magari poco interessante perché non è detto che la persona che ha il problema ne sia consapevole. Nell’ambito dei social la prima volta, già qualche anno fa, ho sentito parlare di domanda latente e domanda esplicita da Alessandro Sportelli quando parlava di come fare le AZZ su Facebook, però questa cosa è praticabile da tutti nella comunicazione. Cioè, quando tu devi definire una nicchia, quando stai creando la tua nicchia devi cercare di parlare della trasformazione che metti in atto. Devi cercare di far comprendere anche a chi non è consapevole di avere un problema che comunque lui gli darà un risultato. 

Questo risultato è la trasformazione. Perché magari è un manager che sa che dovrebbe curare maggiormente l’igiene dei denti, dovrebbe periodicamente fare la pulizia, sa che periodicamente dovrebbe semplicemente controllare la propria bocca perché così eviterebbe di trovarsi poi con dei dolori poco definiti nel cuore della notte. Per cui, la trasformazione è quella che il manager potrebbe sorridere senza problemi, potrebbe essere sicuro che non avrà problemi. 

Quindi la risposta “parlo del problema” abbiamo detto che diventa troppo tecnico e soprattutto va bene solo se la persona è consapevole di avere questo problema. Il mio suggerimento è quello di parlare dei risultati, della trasformazione che il lavoro rende possibile. Il dentista di prima, ad esempio, potrebbe presentarsi dicendo “Permetto agli uomini e alle donne di affari di continuare a sorridere consapevoli di avere una bella bocca anche se non riescono a prendersene cura come vorrebbero”.

Per cui, si potrebbe andare a definire questo dentista in base al risultato che genera, in base anche alla definizione di quello che è il tipo di persona che vorrebbe ma non può, perché non ha tempo. Io l’ho buttata lì, suona interessante, glielo devo dire al mio dentista. 

“Se hai poco tempo e se sei consapevole del ruolo del tuo sorriso”. Bene hai definito una nicchia perché tutti quelli che lavorano a contatto con il pubblico sanno quanto è importante il ruolo del sorriso. Anche oggi che indossiamo le mascherine sorridere è importante e non dobbiamo sottovalutarlo. 

Molte donne dicono che il trucco migliore è il sorriso, che trucca e rende meglio è il sorriso e non è il rossetto o quant’altro. 

Parlare di quanto fai non ha la stessa efficacia che dire per chi lo fai. Parlare di ciò che fai parla di te, parlare a chi lo fai, parlare appunto di quello che è il tuo target, attira l’attenzione. “Lavoro con gli uomini e le donne di affari che vogliono continuare a sorridere consapevoli di avere una bella bocca”.

In inglese esiste un acronimo WIIFM, What is it for me (Cosa c’è qui per me. Cosa è questo per me). Se rispondi a questa domanda hai definito la tua nicchia. Cosa fai realmente per i tuoi clienti. Qual è la trasformazione che applichi. 

Quando devi pensare a come definire una nicchia, se tu rispondi a questa domanda hai già fatto l‘80% del lavoro. Cosa c’è per me? Cosa fai per me? 

Piccola nota personale. Io pure ho partecipato a dei corsi di formazione bellissimi, fatti da persone completissime, ma quando poi si deve andare a definire il proprio lavoro si usa sempre una parola, che a me non piace, “aiuto”.  Ad esempio “Aiuto le aziende a fare questo…” oppure “aiuto i dentisti a fare questo…” o “aiuto a definire la nicchia” e così via. 

La parola aiuto per quanto può essere di semplice comprensione secondo me non va bene. Nel vocabolario che abbiamo in italiano ci sono tantissime altre parole. La parola aiuto secondo me ha un’accezione negativa. “aiuto” parla di un problema. Sì è vero che noi dobbiamo definire un problema ma noi dobbiamo parlare della soluzione e se dobbiamo parlare della soluzione dobbiamo anche distinguerci, perché noi stiamo definendo una nicchia per distinguerci dagli altri. 

Utilizziamo un’altra parola. Ad esempio, potremmo dire “lavoro con gli uomini di affari che vogliono mantenere il proprio sorriso” o “collaboro con i business plan per garanti il sorriso consapevolmente anche se hanno poco tempo da dedicare”. 

“aiuto” suona negativo, quasi di disperato, “lavoro con” è attivo, “rafforzo la sicurezza dei business plan nel darli la sicurezza nel sorridere”. Bisogna cercare termini positivi che ti vadano anche a differenziare in questo. 

Nella definizione è bene definire il perimetro del nostro lavoro, quindi, della trasformazione che noi offriamo. Definiamo ad esempio che tipo di prodotto, che tipo di servizio, è al centro dell’attenzione. In questo caso il sorriso. La trasformazione che noi applichiamo è: permettiamo di sorridere. 

“permetto ai business plan di continuare a sorridere consapevolmente anche se hanno poco tempo da dedicare alla propria bocca”. Questo è fondamentale perché quando tu definisci la trasformazione, il perimetro, vai anche a evitare di perdere tempo.

Io ho due attività, sono consulente di Kartra, il programma di automazione che uso, e sono creatore di un programma fedeltà, ma fondamentalmente mi occupo dell’analisi dei dati. Sta di fatto che quando ho iniziato a lavorare in questo settore, forse un po’ per mia colpa perché non definivo bene il perimetro della mia attività, venivo contattato da qualsiasi tipologia di azienda che magari si aspettava da me un tipo di servizio, perché io non l’avevo definito bene. 

Non avevo definito il perimetro della mia attività. Non avevo comunicato il tipo di trasformazione che io generavo. È importante comunicarlo. Definire la trasformazione, definire il prodotto che è al centro dell’attenzione, definire anche i limiti all’interno dei quali si opera, è importante sia per essere individuati, conosciuti, ma anche per non perdere tempo con persone che sono fuori dal nostro target. 

Ad esempio, ritornando al discorso fatto fino ad ora sul dentista noi dovremmo anche comunicare, definire, il tipo di miglioramento che virano e come lo vivranno. Quindi , la definizione che prima era “permetto agli uomini e alle donne di affari di continuare a sorridere consapevoli di avere una bella bocca anche se non riescono a prendersene cura come vorrebbero” potrebbe diventare “Permetto agli uomini di affari di continuare a sorridere consapevoli di avere una bella bocca anche se non riescono a prendersene cura come vorrebbero con un appuntamento di trenta minuti ogni tre mesi”. In questo modo hai anche definito un metodo. Hai reso unico il tuo lavoro. hai reso chiaro il tipo di trasformazione. Hai anche definito in modo operativo il tuo modo di lavorare, la tua strategia, la tua operatività. 

Creare una strategia

È importante dopo aver definito la propria nicchia creare anche in modo coerente la propria strategia per rivolgersi a chi rientra nella nicchia stessa. Bisogna cercare di pianificare tutti quelli che sono i momenti, i punti di contatto, per andare a guidare gli utenti, i visitatori del sito, le persone che ti ascoltano in un eventuale podcast, le persone a cui dai un biglietto da visita, e tutte le persone con le quali entri in contatto, in modo coerente per far comprendere a loro con chi lavori tu, chi sei. 

“chi sei tu” è la tua nicchia. Quello che fai è la tua nicchia. Il problema che risolvi è la tua nicchia. 

Molto spesso si parla di customer personas, si parla di individuazione del target, io non voglio semplificare, ma a volte è un po’ per timore o paura a dirle queste considerazioni. Però, ci tengo anche definirle perché secondo me se mi hai ascoltato fino ad ora forse ti interessa qualcosa. 

Però, se è chiara la nicchia diventa tutto più semplice. Diventa tutto più semplice nel comunicare. Perché se l’obiettivo di Automater è fare di più con meno allora a questo punto definire la nicchia ti fa risparmiare un sacco di tempo, un sacco di energie, ti permette anche di essere più visibile. Questo perché se tu sei riconoscibile allora sarà più semplice capire perché tutti quelli che magari sono business manager, tutti quelli che sono venditori, tutti quelli che vogliono avere la trasformazione, anche se non rientrano in un ruolo specifico, ti potranno dire “Senti ma io non sono un business plan, io sono una casalinga però non ho mai tempo perché ho cinque figli e voglio comunque il sorriso. Voglio sorridere”. Quelli che possono essere gli studi di professionisti sanno che con te potranno acquisire autorevolezza o magari un idraulico vuole acquisire autorevolezza nel suo mercato. 

È quindi importante definire la nicchia per andare a definire la trasformazione che tu metti in piedi. Questo per andare a definire anche chi sei. Perché la nicchia definisce te stesso. 

Conclusione

Io sono Stefano Benvenuti e ti ringrazio di avermi ascoltato fino ad ora. Se ti è piaciuto quello che hai sentito continua a seguirmi su Spotify o su iTunes. Se mi ascolti su iTunes lasciami una recensione perché ne ho ancora poche e appena ne avrò di più sarà un piacere leggerle. 

Se ti è piaciuto continua ad ascoltarmi. Consiglia questa puntata se pensi che possa essere utile a qualcuno. Io per ora ti ringrazio.

Ciao e a presto! 

 

Ha senso creare un lancio oggi?

Ha senso creare un lancio oggi?

Ha senso creare un lancio oggi?

La prima volta in cui ho cominciato ad avvicinarmi al marketing automatico, alle automazioni marketing, al fare di più con meno per capirci, è stato quando ho scoperto cos’era un lancio, ho scoperto la strategia inventata nel 1997 da Jeff Walker. 

Questo uomo che era in difficoltà e che ha cercato di tirare fuori il meglio dalle sue idee, tirare fuori il meglio dalla sua strategia, si è inventato quello che oggi è il Product Launch Formula, cioè la formula di lancio del prodotto.

Oggi tutti quanti siamo abituati, quando andiamo online, ad accedere a dei contenuti di valore guardando tre video in cui poi ci arriva l’offerta dopo qualche giorno. Magari, qualcuno ci ha sottoposto un sondaggio prima.

Non è detto che tutti quanti mettiamo in fila i puntini e colleghiamo correttamente le informazioni che abbiamo, sta di fatto, che il primo a parlarne è stato Jeff Walker, poi tanti altri: Ryan Davis, Frank Kern, altri ancora hanno fatto propria questa strategia, l’hanno personalizzata, altri l’hanno stravolta e altri ancora la utilizzano per quella che è. 

 

 

Ha senso oggi parlare di lancio? Ha senso oggi parlare di lancio di prodotti? Vediamolo insieme. Partiamo dal presupposto che la strategia che era stata creata nel 1997 è una strategia che è stata utilizzata praticamente in tutto il mondo. 

La persona vuole lanciare un proprio servizio, un proprio prodotto, allora inizia a creare una lista di persone interessate a questo prodotto, magari per risolvere un problema, e a queste persone offre la soluzione al problema attraverso tre contenuti che possono essere delle mail, possono essere dei video, possono essere dei PDF, qualcosa realmente che risolve questo problema. 

Può essere il risolvere un problema matematico, oppure imparare a cucinare la pasta asciutta, o il come creare un gioco da tavola, come fare quello che ti interessa. Per cui, qualcosa inerente al target su cui tu vuoi puntare per presentare, per vendere, il prodotto direttamente. 

Allora tu inizi a creare questa strategia e questi contenuti e poi dopo aver creato questi contenuti, dato che le persone avranno seguito le tue mail e avranno visto i tuoi video, saranno probabilmente molto più ben predisposte a conoscere un altro prodotto, un’altra soluzione, che gli dai. 

Sta di fatto che però tutto il Product Launch Formula gioca su alcuni aspetti che sono poi il punto di forza, cioè, gli aspetti psicologici. Questo perché l’obiettivo è quello di andare ad agitare il problema ancora di più nella testa del tuo target, dei tuoi Lead, andare a far capire quella che potrebbe essere la soluzione che tu puoi dare per risolvere questo problema. Ad esempio, oltre che spiegarti come cucinare la pasta ti dico anche come cucinarla bene o qual è l’ingrediente segreto che ho scoperto per cucinare la pasta asciutta.

Bene, l’ultima parte è quella in cui ti dico “ok adesso se vuoi puoi cucinare la pasta, ma se vuoi realmente fare una pasta degna degli applausi, dei complimenti, dei ringraziamenti dei tuoi commensali questo è il mio prodotto”. È questo il Product Launch Formula, cioè inizia la formula del lancio. 

“Scaldare” il pubblico

Personalmente ho provato più volte il lancio e ogni volta c’è stato comunque un riscontro e di fatto è necessario comprendere che quando tu scaldi il pubblico, quando tu attivi i tuoi target, dandogli prima delle informazioni, e quando questo target riceve le informazioni è già predisposto a riceverne altre. Più scaldi il pubblico, più sei bravo a creare i contenuti utili, più sei bravo a risolvere problemi e maggiormente sarai contattato, o riceverai il consenso e l’approvazione, da chi poi questo problema lo continua a vivere e vuole il tuo supporto.

Ha senso oggi parlare di lancio di prodotto? Sì, secondo me si ha senso. Ha senso sempre parlare di lancio di prodotto. Magari, non bisogna essere incollati a quella che è la strategia dei tre video e il quarto di lancio del prodotto, ma ci sono alcuni punti in comune dai quali sicuramente possiamo partire. 

Ad esempio, secondo me, oggi tutte le aziende, tutti noi professionisti, consulenti, aziende, piccoli o grandi che siamo, dovremmo programmare dei lanci periodici, dovremmo programmare quelle che possono essere delle offerte commerciali che diamo al nostro pubblico. 

Se noi siamo stati bravi a scaldare il nostro pubblico, magari qualche giorno prima, qualche settimana prima o qualche mese prima, sarà maggiore il riscontro che troviamo quando andiamo poi a vendere il nostro prodotto, sarà maggiore il riscontro economico in termini di vendite che riceviamo nel momento in cui poi apriamo le vendite. 

Ci sono alcune persone, alcuni consulenti, che ad esempio hanno un prezzo per il servizio o addirittura chiudono le vendite per un servizio e periodicamente le aprono. Anche questo è un lancio perché, ad esempio, non puoi iscriverti ad un corso, non puoi acquistare un prodotto, non puoi avere un servizio, se non puoi acquistarlo. 

Quando poi si aprono le porte, quando poi si apre il lancio del prodotto, ecco che è possibile andare ad acquistare. C’è quindi un maggiore riscontro.

Non ho mai usato questa tecnica ma chi la applica mi dice che facendo un conto, delle vendite senza l’utilizzo di questa tecnica e con l’utilizzo di questa tecnica, alla fine dell’anno si vende di più chiudendo le porte e facendo creare la fila. 

Questa qui è la stessa tecnica che suggerisce Jason Priestley. Jason Priestley nel suo libro, tutto esaurito, mette in evidenza il fatto che le aziende dovrebbero creare dei limiti all’acquisto, perché creando dei limiti all’acquisto aumenta la percezione della scarsità, aumenta la percezione del valore e di conseguenza quello che è il target è più interessato. 

Perché quando ci troviamo di fronte a due pizzerie, una vuota e l’altra è piena, le persone anche potrebbero trovare un tavolo libero in quella vuota, preferiscono attendere e fare la fila per quella piena? 

Perché si ha la maggiore percezione, la maggiore garanzia, l’idea che in quella piena la pizza sia più buona rispetto a quella vuota perché non c’è nessuno può darci riscontro sulla qualità della pizza. 

Cos’è il lancio?

Il lancio è una strategia che oggi come ieri è sicuramente necessaria. È necessaria in ogni strategia. 

Adesso vediamo la strategia del lancio.

Non entro nei dettagli perché secondo me se vai online e cerchi “lancio di prodotto Jeff Walker” trovi tanto materiale e poi, forse, non sono la persona migliore per entrare nel dettaglio del Product Launch Formula.

Sta di fatto che secondo me però devi avere un lancio di prodotto almeno una volta l’anno. Una volta l’anno, almeno, devi creare un’offerta che non deve essere per forza un’offerta scontata, non deve per forza abbassare il prezzo del servizio o del prodotto che vendi, ma devi dare valore, devi creare un motivo per cui le persone acquistino il tuo servizio in quel momento e non in un altro.

Se questa offerta, se questo lancio è preparato, allora il riscontro sarà ancora maggiore. Provalo. Prova da solo. Prova due volte, lo puoi fare ogni sei mesi, una volta prepari il lancio e una volta non lo prepari. Vedi cosa vende di più a parità di condizioni però. 

Come si prepara un lancio

Molti dicono che il lancio va preparato con tre video o con tre contenuti e poi con un quarto. No, invece secondo me, va preparato con un pre-pre-lancio, un pre-lancio e il lancio. Cioè, un pre-pre-lancio che serve per creare l’offerta, per verificare, magari con un sondaggio, quelli che sono i benefit che potrebbero servire al tuo gruppo, al tuo target, magari per creare anche attesa, per creare la lista. 

Un pre-lancio che anticipi che da lì a un certo periodo di tempo creerai una offerta commerciale per risolvere un problema o cerchi di iniziare ad agitare le acque per capire se questo problema è realmente sentito. Devi iniziare a scaldare le persone con questo pre- lancio dicendo ad esempio: 

“Se anche tu ti sei scocciato di mangiare una pasta schifosa…” oppure “Se anche tu non digerisci la pasta se è cucinata male…” oppure “Se non trovi il tempo per creare il sugo perfetto…”, oppure “Se vuoi riassaggiare la pasta che faceva tua nonna…” oppure “Se vuoi imparare a cucinare al meglio la pasta…”.

Devi iniziare a scaldare anche un po’ per andare a segmentare e targettizzare quello che è il tuo pubblico rispetto all’argomento su cui poi farai il lancio vero e proprio. Solo dopo potrai creare il lancio. 

Il problema è che fare di più con meno, cioè, raggiungere più risultati con meno sforzi, non vuol dire per forza essere veloci perché quello che ti ho detto implica più tempo. Mandare una mail con un’offerta commerciale è sicuramente più veloce che creare un sondaggio prima, creare una piccola sequenza di mail per agitare il problema e poi creare il problema del pre-lancio e poi lancio vero e proprio.

Quello che ti ho descritto è un percorso che potrebbe durare anche un mese, al contrario, per mandare una mail ci puoi pensare la mattina e inviarla il pomeriggio o al massimo aspetti il giorno dopo per trovare l’orario giusto in cui le aperture delle mail sono più alte rispetto al pomeriggio. Che poi vabbè chi l’ha detto che il pomeriggio si aprono di meno le mail? 

Però, vabbè a parte questo, il discorso è che fare di più con meno. Ne abbiamo parlato anche Debora Montoli, la quale ha dato grandissimi suggerimenti, in un’intervista che se non hai seguito la puoi ritrovare all’interno del mio Podcast.

Sta di fatto che creare il tuo lancio è necessario. Almeno una volta all’anno, non dico tanto. Secondo me dovresti averne tanti. 

Tempo fa, parlando con un amico, mi ricordo che all’inizio quando avevo l’attività commerciale lui era Marketing Manager di un albergo, in centro a Roma, e a parlando con lui gli dicevo “Eh, sai però vorrei raggiungere dei risultati migliori. Mi sforzo tanto ma non arrivo mai a raggiungere il risultato che sogno” e lui mi fece questa domanda “Che offerta hai? Quante offerte fai? Ogni quanto mandi offerte? Qual è il motivo per il quale le persone dovrebbero comprare in quel momento e non in un altro?”. 

Questa cosa mi ha fatto molto pensare. Perché il fatto di dire “Perché comprare oggi e non domani?” o dare un motivo alle persone di convertire il loro interesse in un acquisto, se non fai lanci non lo farai mai. Poi, sarai costretto a fare offerte sul prezzo e non so se ti conviene fare offerte sul prezzo. Nel lancio tu crei una percezione maggiore di convenienza perché stai agitando un problema, stai parlando di un qualcosa che il cliente vive e affronta e vuole risolvere, altrimenti non ti ascolterebbe, non andrebbe a guardare il tuo video, a impiegare il suo tempo seguendo i tuoi consigli. 

Allora, in questo caso se hai lavorato bene avrai creato del valore aggiunto, delle offerte, un corso, un videocorso, una consulenza, un libro in esclusiva stampato solo per qualcuno, non disponibile altrove. Deve essere percepita la convenienza, deve essere chiaro che compiere l’azione che gli stai proponendo conviene più a chi la compie che a chi te la chiede di compiere. 

Il lancio è una strategia che ogni azienda dovrebbe avere almeno una volta l’anno. Secondo me, anche più volte all’anno. Oppure, creare più lanci. Una volta crei l’offerta sul lancio A, una volta crei l’offerta sul lancio B e così via. 

Se non sai come fare ti do un consiglio. Io lo sai mi chiamo Stefano Benvenuti e stefanobenvenuti.com è il mio sito. Nel mio sito puoi trovare informazioni, consigli, c’è anche un blog nel quale sto iniziando a riportare tante informazioni utili da cui poi elaboro i contenuti per fare queste puntate del podcast Automater.

Come ti dicevo, se non come fare, sempre sul sito stefanobenvenuti.com puoi accedere alla prova di Kartra. Kartra è un programma di automazione che io per primo utilizzo. All’interno contiene una serie di campagne, una serie di funnel, già pronti e disponibili per essere utilizzati. Tra questi c’è anche il funnel del lancio. 

Guardalo, aprilo, applicalo e lancia. 

Una volta sono andato a un corso di Michele Tampieri, probabilmente lo consoci, e lui nel suo corso ha anche un bootcamp cioè una sorta di seminario operativo e nel bootcamp la promessa che lui fa è che alla fine delle due giornate del bootcamp c’è il lancio, cioè, c’è l’invio live della promozione. Questo perché tu puoi anche sbagliare ma il fatto di mettere sul mercato, il fatto di lanciare l’offerta, è importantissimo. 

Tutte le strategie, qualsiasi strategia, anche la migliore, non conta se non viene lanciata. Cioè, puoi migliorarla, puoi ottimizzarla, puoi correggerla ma se non la lanci, se non la provi, se non la verifichi, stai soltanto ragionando sul sesso degli angeli, cioè stai perdendo tempo.

 

Conclusione

Io ti consiglio di lanciare e soprattutto se poi dopo che hai lanciato vuoi qualche consiglio visita anche il gruppo di Kartra Italia, mi trovi online su Facebook.

Mi riconosci, c’è la mia faccia. Io sono Stefano Benvenuti. Quindi, vai sul gruppo privato di Kartra Italia e se hai qualche domanda puoi lasciarmela lì. Per me sarà veramente un grande piacere contribuire e risolvere. Una promessa che io faccio sul gruppo di Kartra Italia è che ogni domanda riceve risposta. Penso che questo sia già un buon punto di partenza per promettere qualcosa a qualcuno. 

Per cui, io a questo punto mi aspetto di avere informazioni sui tuoi lanci, mi aspetto anche di ricevere qualche bella recensione.

Se ti è piaciuto quello che ti ho detto puoi lasciarmi la tua recensione su iTunes o continua a seguirmi su Spotify. 

Per questa settimana è tutto. ci sentiamo la settimana prossima. Ciao e a presto!

 

Perché un Funnel per i Nuovi Clienti

Perché un Funnel per i Nuovi Clienti

Perché un Funnel per i Nuovi Clienti

Oggi ti parlo di un funnel che secondo me tutte le attività dovrebbero avere ed è un funnel dedicato ai nuovi clienti. 

Che cos’è un funnel? 

Un funnel è un processo che normalmente indica un percorso. Questa parola, funnel, è stata descritta come un imbuto per descrivere quelle attività che portano alla vendita. Infatti, di solito quando si parla di funnel si parla di un’attività automatizzata che deve portare una persona, un utente, ad acquistare qualcosa. 

 

 

Cosa significa un percorso? Significa che all’interno del funnel sono descritti una serie di punti di contatto e questi punti di contatto, che vengono percorsi, vengono passati, devono portare un utente da non sapere nulla riguardo un argomento ad avere interesse, ad essere attratto dal modello AIDA fino a diventare cliente o addirittura sponsor, Brand Ambassador, chiamalo come vuoi. Cerchiamo di utilizzare l’italiano il più possibile perché, secondo me, è più comprensibile. 

Da che è nato per queste finalità, oggi un funnel viene utilizzato anche in automazione marketing come una serie di attività che devono arrivare ad un obiettivo e non è detto che l’obiettivo sia la vendita vera e propria, ma possono essere una serie di obiettivi, di compiti automatizzati, per fare di più con meno. 

Dato che questa è l’idea di base anche di questo podcast del fare di più con meno ho deciso di parlare di quel funnel che secondo me per tutte le attività in generale, che siano commerciali, di servizio, qualsiasi attività, dovrebbe avere un funnel per i nuovi clienti. 

Ma perché? Perché ti parlo di un funnel per i nuovi clienti? Allora io ho una grandissima passione per il Loyalty, per i sistemi di fidelizzazione, e penso che tutte le aziende che non stanno creando un funnel per i nuovi clienti “stanno lasciando i soldi sul tavolo”, come dicono gli americani, cioè stanno buttando un sacco di soldi. 

Questo perché, di base, fidelizzare il Loyalty è tutto quel ramo del marketing che si occupa della fidelizzazione dei clienti. Fidelizzare che cosa significa? Significa essere felici ed essere soddisfatti? No!

Il cliente fedele è quello che torna perché se un cliente non torna non è fedele. Semplice. Per cui, un funnel di nuovi clienti ha questo scopo: educare il cliente, informarlo, per farlo tornare da te a comprare. Pensa, addirittura, nel 2019 c’è stata una ricerca fatta in Australia, nel settore del retail dell’abbigliamento nello specifico, che è andata a controllare quanti clienti tornano dopo la prima volta. 

La ricerca ha coinvolto centomila utenti. Di questi centomila utenti, clienti che facevano acquisti, solo il 20% è tornato più di una volta. Cioè, l’80% dei clienti non torna dopo la prima volta. Questa cosa è assurda. Significa che tu hai fatto tanto per acquisire un cliente, per farlo entrare in negozio, oppure, per farlo entrare nel tuo e-commerce e poi questa persona otto volte su dieci non torna la seconda volta.

Per questo, cosa bisogna fare? Bisogna creare un funnel dei nuovi clienti. Ma cosa fa questo funnel dei nuovi clienti? Come è fatto un funnel di nuovi clienti?

Allora, per esperienza ti dico come l’utilizzo io, come lo interpreto io e come lo creo io. Io sono un Kartra Expert, mi occupo anche della consulenza nell’ambito dell’automazione marketing e ti dico quello che creo per me e per i miei clienti. Parto sempre da me perché prima di “cucinare” qualcosa, di offrirlo ad altri, la cucina l’assaggio io. Il funnel dei nuovi clienti è suddiviso in due parti.  C’è una parte di verifica e una parte di comunicazione. La parte di verifica cosa controlla

La parte di verifica del funnel

La parte di “verifica”, appunto, verifica che le informazioni date siano state comprese. Tu immagina che sei un commercialista, stai dando le informazioni al tuo cliente riguardo a come darti i documenti, come comunicare con te, bene, devi essere certo che queste informazioni siano state comprese.

Sei un negozio di abbigliamento? Allora, devi fare attenzione affinché il cliente sappia i tuoi orari, sappia le garanzie che gli hai dato sui prodotti acquistati. Devi essere certo che quello che è stato lo scambio di comunicazioni sia stato compreso. 

Sei un consulente? Io immagino che alla fine della tua consulenza tu invii un report. Ecco, chiedi verifica di questo report. Tutta quella che è l’interazione che tu hai con i tuoi clienti è bene che venga compresa. Devi essere sempre certo che tutto quello che dici sia compreso dai tuoi clienti. 

La seconda verifica è che conosca il modo per contattarti. Mettiamo il caso che tu sei un e-commerce oppure sei un negozio e la persona vuole contattarti. Allora, tu devi decidere quali sono i canali, per te migliori, per contattarti. Tutti? Hai un numero verde? Hai degli orari? Hai dei canali social? Buoi ricevere informazioni tramite WhatsApp? Vuoi riceverle tramite Facebook Messenger? Bene, devi dirlo!

Verifica che lui li conosca, perché a volte succede che le persone non sapendo come contattarti per domandarti se hai quella taglia, se hai quel colore, se sei aperto, qual è la deducibilità su un costo, qual è la detrazione, qual è la legge che fa riferimento a qualcosa, oppure, come fare qualcosa, lo chiedono a qualcun altro che fa la vendita o che fa la consulenza.

Per cui, verifica che tutti quelli che sono i canali con cui tu ricevi e invii comunicazioni ai tuoi clienti, che sia la mail, il telefono, tutto quello che per te è fondamentale, siano specificati. Specificali ai tuoi clienti. 

Potresti inviare una mail per chiedere se le informazioni sono state comprese, una sorta di recap, una sorta di riassunto, e poi un’altra mail qualche giorno dopo per dire quali sono i tuoi canali se hanno bisogno di contattarti.

Il terzo punto è che devi verificare che conosca i tuoi canali social. I canali social devono esserci. Anche se tu sei un professionista utilizzerai Linkedin, utilizzerai Instagram se sei un’attività di retail, oppure, qualsiasi canale che tu preferisci, ma i tuoi clienti devono seguirti. quando domani farai una promozione, oppure, quando tu domani avrai qualcosa da dire i tuoi clienti devono poterti seguire, che sia anche solo sulle stories, che sia anche solo tramite le storie di WhatsApp. Chiedi ai tuoi clienti di seguirti sui social e verifica che poi l’abbiano fatto.

Il quarto punto, fondamentale, è che devi verificare che sia soddisfatto, cioè, verifica che il cliente dopo qualche giorno che ha fatto un acquisto da te sia soddisfatto di quello che ha speso, sia soddisfatto della scelta che ha fatto. Questo perché il fatto di dire “Sono soddisfatto!” aumenta la percezione di questa soddisfazione. 

È come quando ci viene chiesto “Ma ti è piaciuto quello che hai mangiato?” e tu rispondi o sì o no, se tu rispondi ad esempio “Sì mi è piaciuto”, significa che è chiara nella mente e nella percezione della persona che ha detto che le è piaciuto quello che ha mangiato, che quello che ha mangiato ad esempio in un ristorante era buono, e non può esserci una cosa differente dal fatto che era buono. Semplice. 

La parte di comunicazione del funnel

Come abbiamo detto, la seconda parte del funnel per i nuovi clienti è la comunicazione. Bene, allora tu hai acquisito i dati del cliente, hai verificato che è soddisfatto, ti segue sui social, gli hai dato modo di contattarti, tutte le informazioni che vi siete scambiati sono state verificate, sono state apprese e comprese, a questo punto devi creare una strategia di comunicazione. 

Comunica periodicamente. Lo devi fare perché ti devi far ricordare. Perché, se tu non ti fai ricordare e se lui non sa che, ad esempio, il ristorante dove è venuto e ha mangiato bene era il tuo, e quindi, se tu non gli dai motivo di ricordarti, lui si dimenticherà di te. Dimenticandosi di te andrà da qualcun altro e non tornerà. Farà parte di qull’80% di clienti che non torna entro l’anno.

Il secondo punto è che devi comunicare i vantaggi nell’averti scelto. Perché se lui ti ha detto prima che è soddisfatto, chiaro che se ti ha detto che non è soddisfatto devi renderlo soddisfatto per cui devi ricontattarlo per risolvere il suo problema, ma quando lui è soddisfatto devi elencargli i vantaggi di averti scelto. 

Ad esempio, se c’è una riprova sociale, se ci sono delle recensioni positive mettilo a conoscenza, digli “Lo sapevi che il motivo per il quale le persone mi apprezzano è questo?”, oppure, se è un avvocato fagli sapere quali sono i vantaggi perché magari hai vinto una causa oppure quelli che sono i benefici nel trattare con il tuo servizio, con il tuo studio. 

Il terzo punto è che devi comunicare le novità che lo possono riguardare. Per cui, se tu sai che lui ha acquistato ad esempio la pizza fagli sapere se hai aggiunto nuove pizze in assortimento, oppure, se c’è qualcosa di stagionale faglielo sapere.

Se vendi servizi, se sei un dentista, in base all’età, potresti dedicarti a dei servizi per lui o per la sua famiglia, fagli sapere qualcosa che gli può interessare anche non direttamente.

Poi, il quarto punto, che per me è anche il più importante, è che devi comunicargli quando deve tornare da te, cioè, invitalo a tornare. Anche se tu pensi “Eh, ma se lui ha bisogno viene da me”, no invitalo tu.

È il momento di controllare il tuo scooter? È il momento di verificare l’aria condizionata della macchina? È il momento del cambio di stagione? È il momento del controllo della pulizia dei denti? Facciamo un controllo del bilancio della tua azienda? Creiamo un budget? 

Ecco, dobbiamo trovargli un motivo per tornare da te. Dai al nuovo cliente un motivo per tornare da te perché lui si sentirà seguito. Secondo Zendesk, un CRM tra i più diffusi nel mondo, il 68% dei clienti che abbandonano un’azienda lo fa perché si sente indifferente a questa azienda. Per cui, se ci si sta domandando se si comunica troppo o si comunica poco, è un falso problema. Il problema è quando non si comunica, non quando si comunica troppo. Se si comunica troppo la persona può cliccare quel tasto “disiscriviti” e non riceverà più le tue comunicazioni. 

Ma se tu dai informazioni utili, queste informazioni hanno senso per essere lette. Ascoltavo Maura Cannaviello in un podcast, esperta di Email Marketing, in cui parlava di una ricerca esposta da MailUp. MailUp ha notato che tra le persone che ricevono una newsletter settimanale e quelli che ricevono una newsletter bisettimanale, ovvero ogni quindici giorni, quelli che ricevono più mail hanno un ciclo di vita più lungo. 

Il ciclo di vita è la durata del rapporto tra il cliente e l’azienda, per cui, quando una persona riceve meno comunicazioni dura anche di meno come cliente in una attività commerciale. Se invece, riceve più comunicazioni quella persona dura di più nel tempo come cliente. 

Quindi, se il dubbio è comunicare troppo o comunicare poco, è meglio comunicare troppo perché quelli che ricevono le mail rimangono tuoi clienti per più tempo. Semplice. 

Ma nella realtà dei fatti come vado poi a verificare, comunicare, a mandare mail a tutti? Come creo questo funnel per i nuovi clienti? Il mio consiglio è quello di adoperare un programma di automazione anche un semplice autorisponditore. Sarebbe meglio un programma di automazione. Se hai il dubbio ti consiglio di controllare Kartra. 

Nella descrizione di questo podcast puoi trovare un link per provarlo per 14 giorni a 1 dollaro, riceverai anche il mio supporto con una call, con una consulenza gratuita se attivi un account con il mio account, punto di affiliazione. Io sono un Kartra Expert collaboro anche con Kartra. 

Come mandare ai clienti i tuoi contenuti

Puoi mandare ai clienti i tuoi contenuti ad esempio, creando un sito dedicato per la tua attività commerciale, creando delle sequenze per quelle persone che fanno parte della tua lista clienti. Queste sequenze sono una serie di mail che vengono inviate, scadenzate nel tempo, eventualmente anche con verifiche se la mail è stata aperta o meno, e nel caso viene rispedita, oppure, anche appoggiandosi a quello che per Kartra è una membership, cioè un sito privato nel quale si accede solo con invito o con e-mail e password, e in questo caso le persone possono avere il privilegio di accedere a dei contenuti. 

Io parlo di privilegio, ma è importante questo fatto del privilegio, cioè i nuovi clienti, ma in generale tutti i clienti, lo amano questo privilegio. A te piacerebbe avere delle cose che gli altri non hanno? Potresti rispondere “Ah, non mi interessa”. Ma in realtà dipende, dipende se è un argomento che ti interessa. Probabilmente ti piacerebbe avere dei vantaggi, avere dei dettagli, che altri non hanno. 

Se sei un appassionato di cucina ti piacerebbe anche conoscere dei trucchetti. Se sei un appassionato di motori ti farebbe piacere quelle che sono le novità riguardo a un carburante o sulle novità su un motore. Se sei un appassionato di tecnologia altrettanto. 

Bene, allora significa che tu devi mettere in evidenza il tuo know how come azienda, come fornitore, verso i tuoi clienti ma dando queste informazioni in modo corretto, in modo che queste informazioni non vengano considerate come promozionali, ma come contenuti di valore. Vengano ad essere percepiti come qualcosa che tu dai in modo privilegiato solo a quelle persone che sono tuoi clienti. 

Potresti creare delle membership, potresti creare un sito dedicato, potresti creare delle sequenze di mail. Devi sviluppare delle attività predisposte automatizzate, per fare di più con me, qualora una persona diventa tuo cliente. 

Immagina di avere un’azienda di servizi e una persona diventa tuo cliente. Per cui, tu lo metti, lo inserisci nel tuo database, gli attribuisci quello che viene chiamato il tag, una variabile, un attributo, dici “nuovo cliente” al programma sul computer, e in automatico questa persona riceve una mail che gli dice “Ben arrivato tra i miei clienti”, gli dà le informazioni riguardo l’azienda, magari puoi allegare anche un contratto che viene normalmente sottoscritto dai tuoi clienti, oppure gli puoi dire le condizioni dei tuoi servizi. 

Dire le condizioni dei tuoi servizi significa che magari il tuo servizio è standardizzato e ti puoi permettere anche di dare e comunicare quelle che sono le informazioni del trattamento dei dati piuttosto che di come tu ti comporti con i tuoi clienti, automatizzandolo all’interno della sequenza.

Puoi verificare che la persona sappia come contattarti perché magari gli mandi una mail con i riferimenti alla pagina dei contatti o che conosca i tuoi canali social perché poi all’interno di un’altra mail, verificando che sia aperta o cliccata, la persona può accedere direttamente alla tua pagina Facebook, al tuo profilo Linkedin, o a quello che vuoi. 

Magari, puoi anche chiedergli se è soddisfatto o meno chiedendogli di rispondere a un piccolo questionario. Tutte queste informazioni, tutti questi dettagli, possono essere automatizzate con programmi di automazione. Puoi comunicare periodicamente creando una pianificazione, puoi creare delle mail che aumentano la percezione. Cioè, tutte queste informazioni, questo funnel per i nuovi clienti, ha lo scopo di farti conoscere, di dare delle informazioni preziose ai clienti e andando a toccare i quattro punti della verifica, i quattro punti della comunicazione, che ti ho detto prima, andrai quantomeno a sapere, ad essere sicuro, che il tuo cliente sa chi sei, sa come comprare e puoi andarlo a contattare quando ti serve. 

Poi, chiaramente lo scopo non è vendere ma è quello di rendere il cliente attivo. Per cui, conclusa questa sequenza, conclusa l’educazione della membership, la persona può entrare in una campagna successiva, in un funnel successivo, in una sequenza di informazioni successive che a questo punto avrà uno scopo che sarà quello di farlo crescere con il fatturato speso, cioè di fargli sapere quelli che sono gli altri servizi, magari inviandogli delle promozioni. 

In questo caso usciamo dal funnel dei nuovi clienti e parliamo di un funnel per le vendite incrociate, ovvero, di come aumentare le vendite incrociando le informazioni in tuo possesso e aumentando il fatturato della tua azienda. È importante pensare che stiamo passando da una informazione standardizzata a una informazione personalizzata. 

In funnel dei nuovi clienti è una sequenza standardizzata. È importante che tutti partano dallo stesso punto. Il fatto di sapere quali sono queste informazioni, il fatto di creare questo funnel di nuovi clienti, a te da una grande mano ad avere clienti soddisfatti, ad avere clienti che tornano, perché avrai automaticamente creato una sorta di benvenuto al tuo cliente. 

Tutti quelli che sono entrati nel tuo negozio, che ti hanno lasciato la loro e-mail, tutti quelli con cui tratti periodicamente, devono essere inseriti all’interno di un funnel per i nuovi clienti. Questo è quello che io penso, questo è quello che dico ai miei clienti e questo è quello che faccio per me, per la mia attività in primis. 

Conclusione

Io sono Stefano Benvenuti, sono il creatore di Automater il podcast dedicato a chi vuole fare di più con meno, il podcast dedicato all’automazione marketing. 

Se vuoi avere maggiori informazioni rispetto a chi sono e a cosa faccio puoi visitare il sito stefanobenvenuti.com, se vuoi provare Kartra per 14 giorni a 1 dollaro vai in alto a destra c’è un bel pulsante con su scritto “Prova Kartra a 1 dollaro” e facendolo riceverai da parte mia tre omaggi. Il primo è una campagna per gestire i preventivi in modo automatico, il secondo è una campagna per gestire la creazione della lista clienti con l’automazione per prendere degli appuntamenti tramite il tuo calendario sempre all’interno di Kartra e poi il terzo è la call orientativa, ovvero, una consulenza di trenta minuti in cui ti aiuterò a sviluppare una strategia, creare un percorso per raggiungere i tuoi obiettivi. 

Per questa settimana è tutto. ti saluto e ti ringrazio. Ti ricordo di seguirmi sempre qui se mi ascolti su Spotify o su Itunes e se mi ascolti su iTunes lasciami anche una recensione. Te ne sarò grato!

Ciao e a presto!

 

Più organizzati e produttivi con Debora Montoli di A Lume di Fare

Più organizzati e produttivi con Debora Montoli di A Lume di Fare

Più organizzati e produttivi con Debora Montoli di A Lume di Fare

Ho recentemente per il podcast Automater, intervistato Debora Montoli, la creatrice del canale telegram A lume di Fare, nonché  Virtual Assistant e Professional Organizer.

Con lei ho avuto il grande piacere di scambiare idee ed opinioni durante questa puntata del podcast.

Ascoltala qui o leggi quello che ci siamo detti e arriva fino in fondo per scoprire i preziosissimi consigli che Debora ha condiviso durante il nostro scambio. 

Stefano: Bene, allora oggi ho un ospite gradito con cui io collaboro da diversi anni ormai. Quest’ospite è Debora Montoli, assistente virtuale e professional organizer. Entrambi ci siamo conosciuti perché facciamo parte di un gruppo di lavoro, più che di studio, sul content marketing e durante la nostra conoscenza abbiamo iniziato a collaborare, o meglio, io ho chiesto aiuto a Debora. Debora Montoli è probabilmente la persona più organizzata che io conosca e proprio per questo io ti volevo fare un po’ di domande. Io penso che tu possa essere di aiuto, di supporto, anche solo magari di ispirazione, per aiutare a fare di più con meno. Automater è il podcast per chi vuole fare di più con meno, con meno sforzo, con meno risorse, cercando anche di ottimizzare le risorse che si hanno e l’ottimizzazione è probabilmente anche un sinonimo dell’organizzazione. A te quando è nata questa passione per l’organizzazione? 

Debora: Dunque, sicuramente c’è già una predisposizione naturale perché, anche prima dell’apertura della partita IVA, anche lavorando in ufficio sono sempre stata una persona abbastanza strutturata, proprio che cerca di capire come migliorare magari un flusso di lavoro, come fare le cose nel miglior modo possibile, risparmiando tempo ma anche risparmiando energie. Diciamo che poi con l’apertura della mia attività, che è un’apertura che non richiede tanti investimenti in termini soprattutto economici, perché comunque basta un computer e la connessione Internet, però se da un lato è relativamente facile iniziare, dall’altro è molto facile perdersi, perché comunque sei in un contesto che non è più organizzato e strutturato come un ambiente di un ufficio, in cui tu hai degli orari, hai la tua scrivania e la tua postazione. È tutto da inventare. Io lavoro da casa, solitamente, e quindi c’è anche una mancanza di limiti tra quella che è la vita privata e quella che è la vita professionale. Quindi ti ritrovi a dire “cosa faccio?”, con mille cose da fare e quindi cerchi di incastrare tutto e di rivedere il tempo in modo diverso. Quindi, per prima cosa, prima di pensare a come organizzarsi c’è un approccio mentale da ribaltare. Più le idee sono chiare e meglio poi si riuscirà ad ottimizzare il lavoro sicuramente. 

Stefano: Nella tua presentazione su Linkedin, se non sbaglio, tu ti descrivi come quella che legge le istruzioni delle scatole dei giochi o qualcosa del genere.

Debora: Esatto.

Stefano: L’ultima volta che ci siamo visti avevi una felpa con un acronimo, che ho cercato su Internet perché non conoscevo, e in italiano significa “Leggi quel fottuto manuale”, “Leggi quelle fottute istruzioni”. Probabilmente c’è anche un pò una predisposizione all’organizzazione, o tu pensi che invece l’organizzazione possa essere imparata? Tu cosa ne pensi? 

Debora: Allora, deve essere appresa. Poi ovviamente, come in tutte le cose, c’è chi è più portato e chi meno, però deve essere appresa perché se non si pensa all’organizzazione è come voler cucinare su un piano della cucina che è completamente sporco e pieno di cose. Prima predisponi il piano, prima pensi agli ingredienti e agli strumenti e poi ti metti a cucinare. È esattamente la stessa cosa. L’organizzazione ci dà la strada, i limiti, perché poi una cosa che mi capita spesso è che mi dicono “ah, tu sei organizzata, avrai tutto sotto controllo, le giornate perfette e non ti succederà niente”. No, assolutamente, gli imprevisti ce li ho anche io, la vita mastica anche me, le cose mi saltano e faccio errori come tutti. Avere una struttura dietro alle spalle, però, studiata quando le cose vanno bene, non quando le cose vanno male, mi aiuta a rimettermi in pista dopo che magari è successo qualcosa, un imprevisto, o qualcosa che è saltato. Quindi, è una sorta di salvagente. Io lo chiamo salvagente da usare all’occorrenza. L’organizzazione è fondamentale e va assolutamente imparata.

Stefano: Proprio riguardo l’apprendimento, io ti seguo anche su Telegram e tu hai uno dei gruppi probabilmente su Telegram più numeroso che io abbia trovato, ce ne sono forse altri che magari hanno tante persone come seguito ma tu sei tra quelli che ne ha di più forse in Italia. Il tuo canale è A Lume di Fare. Oggi quante persone ti ascoltano su A Lume di Fare? 

Debora: Circa 2800, più o meno un seguito di questo tipo. L’ultimo sondaggio che ho fatto ha mostrato una presenza mista tra persone che lavorano per conto loro, liberi professionisti e imprenditori, e anche dipendenti e anche una piccola percentuale di studenti che mi segue, perché comunque anche organizzare gli studi non è semplice, soprattutto per chi va all’università e ha tanti esami da fare. Quindi è un gruppo abbastanza eterogeneo.

Stefano: All’interno del tuo canale Telegram tu tratti di tutto, da libri che hai letto e che ti sono piaciuti al trucco che è stato spiegato sulla novità dell’ultimo software o su un sito che riesce a fare qualcosa in modo più semplice rispetto ad altri, quindi una serie di pillole sempre organizzate con hashtag e rintracciabili, per cui l’organizzazione si ritrova anche in questo. Certo, 2800 persone che ti seguono riguardo ad argomenti di organizzazione, non è paragonabile alle migliaia di persone che possono seguire Fiorello o chi per lui. Per cui, per trovare 2800 persone che parlano italiano, che si interessano a questo argomento, significa che stai probabilmente facendo un buon lavoro, stai dando tante informazioni. Tu mediamente quanti contenuti crei? Perché io, ad esempio, mi domando quanto tempo dedichi, quanti contenuti crei?  Che fai? Te li segni? Hai un post-it? Hai la bacheca dove metti tutti i fogliettini? Quindi le domande sono le seguenti. Quanti contenuti crei? Come li crei? E come li organizzi per utilizzarli? 

Debora: Allora, diciamo che nel corso del tempo ho fatto tantissime variazioni perché comunque provi, fai, disfi, vedi quello che non va eccetera. All’inizio ero molto più precisa da un punto di vista delle scadenze, nel senso che una o due volte a settimana andavo proprio sul numero preciso di contenuti e mi portavo molto avanti, nel senso che io riuscivo pianificare, proprio nel senso di creare, programmare contenuti anche con quasi due mesi, un mese e mezzo, di anticipo. Poi però mi sono resa conto che avevo un problema, nel senso che mi programmavo tutto, poi arrivavo sotto data, magari del giorno dopo o due giorni dopo, e non mi piaceva più quello che avevo fatto. Ero proprio esagerata. E allora lì ho pensato che facessi il triplo de lavoro perché prima organizzavo e poi disfavo. Quindi adesso sono meno precisa in termini di giorni però ho due attività parallele che vanno per conto proprio. La prima è la raccolta delle idee, cioè tutto quello che mi viene in mente, può venirmi in mente in qualsiasi ora e in qualsiasi momento anche quando non sto lavorando, magari sto cucinando, magari sto guardando una serie, mi viene un input, lo devo segnare. Mi devo liberare la mente. Io lo faccio questo con un semplicissimo programma di note che si interfaccia sia sullo smartphone che sul computer, in modo avere sempre tutto sincronizzato, e ho delle macro-cartelle di argomenti che tratto e quindi organizzazione, produttività.

Stefano: Trello per caso?

Debora: No, proprio l’app note dell’I-Phone. Permette anche di mandare delle note vocali, o qualsiasi cosa.

Stefano: Anche per Android esiste. Che poi è l’applicazione Google, che ho scoperto recentemente che anche le note possono essere vocali.

Debora: Si sono proprio quelle native dei sistemi. Quindi quella è proprio l’attività che va per conto suo. Non ho scadenze relative a quelle. Mentre, per la produzione dei contenuti, quindi sia del canale Telegram, ma anche per il Blog o per la Newsletter, mi metto a calendario il blocco di tempo che dedicherò appunto a questo sviluppo. Quindi cosa faccio? Di solito, per me, lavoro il sabato e la domenica, per non togliere spazio ai clienti che vengono come prima cosa. Quando sono lì operativamente vado a pescare nelle note e da lì vado in Trello, che è diciamo la mia “cucina” dove vado a mischiare tutti gli ingredienti, i template di Canva, i testi ripetitivi, la lista di parole chiave che mi serve e tutto quanto. Lì vado poi a completare completamente quella che era solo un’idea, un abbozzo iniziale. Vado a fare le ricerche, prendere questionari, prendere i grafici e così via. Quindi lì vado proprio a perfezionare il mio contenuto. 

Stefano: Piccola parentesi, tu su Trello hai fatto anche un corso? Cioè hai prodotto un corso giusto? 

Debora: Si, insieme ad Andrea Ciraolo abbiamo fatto due corsi che sono tuttora in vendita su Udemy, uno più generico, che da una panoramica completa di Trello, e l’altro più specifico su come realizzare un calendario editoriale, non da un punto di vista strategico, quindi non diciamo che cosa pubblicare, ma proprio come organizzare i contenuti, quindi c’è proprio tutto il metodo che viene spiegato.

Stefano: Per cui questo input può essere utile a tutti coloro che magari si trovano a dover pensare a come creare una sequenza di mail, piuttosto che una sequenza di nutrimento, oppure una pianificazione per una newsletter che vogliono inviare ai propri clienti. Per cui, diciamo che se tu lavori in questo modo probabilmente in termini di quantificazione quanto meno potremmo dire che fai due, tre contenuti a settimana? Di più? O di meno? 

Debora: Allora, tieni conto che faccio uno o due post su A Lume di Fare, che sono settimanali. Parlando di settimana, uno o due, che sono come lunghezza brevi o medi. Poi quello più approfondito di tutti è sicuramente quello della newsletter, quindi uno a settimana. 

Stefano: Per chi vuole leggerla questa newsletter come deve fare? 

Debora: Allora, è sempre più o meno collegata ala canale Telegram, però ci si può iscrivere attraverso il sito che è pro.alumedifare.it. In pratica è il livello pro di A Lume di Fare.

Stefano: Quindi è per chi vuole approfondire e vuole avere suggerimenti.

Debora: si. Sempre sui temi organizzativi, sui metodi di lavoro eccetera…

Stefano: Per cui andare sul canale Telegram, se vi piace e volete approfondire c’è anche la newsletter che è un servizio aggiuntivo.

Debora: Perfetto. E poi c’è anche l’articolo aggiuntivo del blog che è iniziato come assistenza virtuale, anche se nel corso del tempo si è evoluto e focalizzato sulla parte organizzativa e lì vado quando ho voglia. Un’altra domanda che mi fanno sempre e come faccio a far tutto? Io non è che scrivo sempre da zero. Cioè ti faccio un esempio. Recentemente ho pubblicato un articolo sul blog ma non l’ho scritto da zero. Ho preso tre, quattro post brevi del canale Telegram che avevo già scritto, più o meno ovviamente dello stesso argomento, li ho uniti, li ho elaborati e ho fatto un articolo che è andato su un altro canale. È stato quindi visto da persone che magari non mi seguono su Telegram. Mi ha richiesto logicamente uno sforzo minore perché era già scritto e l’ho pubblicato sull’altro canale. Io la chiamo attività di rimpasto. Quando magari le persone sono in crisi su cosa fare basta guardarsi indietro. Cosa è già fatto? Come posso replicare o trasformare qualcosa che già esiste? Quindi ecco perché no? Anzi…

Stefano: Perfetto. Vediamo ora un po’ come puoi essere utile, ad esempio, ad un professionista che si trova magari ad affrontare un problema complesso. Cioè abbiamo parlato di creazione di contenuti, ma ora parliamo anche proprio di lavoro vero e proprio di tutti i giorni. Abbiamo un cliente, pensiamo a un consulente, consulente che si trova con una richiesta complessa o magari in azienda dobbiamo affrontare un problema complesso. Quindi, in termini generali, tu come affronti i problemi complessi? Come organizzi il tuo lavoro quando sai che magari non è operativamente qualcosa a breve termine, ma è un obbiettivo a medio o lungo termine, dove però la complessità delle attività che magari non coinvolgono solo te ma anche altri, tu come lavori in questo caso? Se tu dovessi essere il capo progetto, l’imprenditore che deve raggiungere l’obbiettivo, cosa faresti? 

Debora: La cosa che fa spavento è pensare al macro-progetto, al macro-problema, perché, almeno per me, quando penso “devo fare questa cosa” mi sembra di avere una montagna davanti che non riesco a superare. Quindi la prima cosa sicuramente è partire banalmente o da una carta o da una mappa mentale o da qualcosa che aiuti a mettere a terra quello che si ha in un dato momento. Se si lavora in gruppo, ma magari staccati e quindi in diversi luoghi d’Italia, è perfetto fare oltre alla videochiamata anche predisporre una lavagna interattiva. In real times si buttano giù tutte le idee, si fanno queste fasi di brainstorming, di caccia alle idee e alle soluzioni, in modo tale che anche tutte le paure, tutte le ansie, si mettano tutte su carta perché già quello, già svuotare la mente aiuta. Poi, si organizzano queste cose per tematiche, ci si cerca di raggruppare dove possibile e ci si focalizza solo sul prossimo passaggio. Quindi si scompone il grosso problema e si va più nel dettaglio perché diventa molto più semplice da gestire sicuramente. 

Stefano: Io per fare questo normalmente parto dalla carta, di solito poi utilizzo strumenti o per gestire algoritmi o funnel veri e propri, ad esempio, quando devo creare un funnel per Kartra, per il lavoro di consulenza che faccio come kartra expert, mi ritrovo a disegnare questo funnel, ma dopo ulteriormente trasporto i vari step, i vari passi, i vari stadi del funnel su un foglio Excel al cui interno di solito per ogni cella ci sono tre condizioni ovvero non iniziato, iniziato o terminato. Ho anche cancellato, ce n’è anche un quarto, perché a volte in divenire ci si rende conto che un’attività non è necessaria o è ridondante o può essere stata modificata aggiungendo altre funzioni. Però, questo permette anche di andare a delegare, di andare a dare una responsabilità a ciascuna persona all’interno del gruppo per singola attività, andando a comprendere anche se una fase non è fatta non può iniziare la successiva. Quindi, di solito l’output di una fase è l’input della successiva, in questo senso, andando a temporizzare o altro. Tu come organizzi il tuo lavoro? Questo nella creazione dei contenuti l’abbiamo visto, invece nell’organizzazione del tuo lavoro considerando l’attività di assistente virtuale, come la organizzi? Che poi recentemente mi sono reso conto che quello che per noi in Italia è l’assistente virtuale, spesso paragonata come una segretaria di direzione, poi realmente in America è più simile a un coach. Cioè se oggi vai su Upwork, Fiverr, freelands.com o altro e cerchi un virtual assistant spesso chi si propone è un coach, cioè qualcuno che operativamente ti da supporto ma magari cerca più di sbloccare il tuo livello di conoscenza, una sorta di curva di conoscenza facilitata perché hai qualcuno che ti dice come fare le cose fondamentalmente.

Debora: Si ci sono diversi aspetti. Qui in Italia è ancora molto legato alla parte esecutiva. Nel senso che l’assistente virtuale prende le attività da gestire e le porta a termine per il professionista o per l’imprenditore. Le assistenti virtuali si possono specializzare su campi diversi, c’è chi sulla contabilità, chi più sul marketing, chi sul supporto dei clienti e così via. Però tendenzialmente il concetto è che si tratta di una persona, anche lei professionista, con una partita IVA propria, che lavora per più clienti in modo autonomo e quindi si gestisce il tempo. Lavorando con diversi clienti, e nel mio caso clienti di settori completamente diversi, all’inizio è stato difficile passare da un cliente all’altro e da un mondo all’altro. Quindi prima di tutto, anche in questo caso, l’approccio mentale è fondamentale. Quando lavoro su un cliente esiste quel cliente, anche se fosse un’ora alla settimana, per dire, però c’è solo quello. Poi, cosa mi guida nelle giornate? Io ho sempre due strumenti. Il primo l’ho già detto che è Trello, in questo caso di solito apro una bacheca per ogni cliente, metto tutto quello che mi servirà, in termini di link metto magari Google Drive, Dropbox, o quello che viene usato, ma anche proprio in termini di brand se mi servono i loghi dei clienti, i colori usati, qualsiasi cosa, i testi, perché ogni cliente ha anche il suo tono di voce, il suo modo di interagire con i propri clienti. Quindi anche lì mi serve per tenere traccia di tutto. Io entro in questa bacheca di quel cliente e io so esattamente cosa c’è e se ho qualche dubbio vado lì, mi riguardo la checklist che avrò già fatto sulle attività che devo fare e almeno non mi perdo i pezzi. Il rischio è che quando ti prendi troppa confidenza con un lavoro, che pensi di aver acquisito tutti i passaggi, poi fai così senza neanche pensarci che magari dimentiche dei pezzi o fai confusione, perché capita. Invece, avendo una checklist già segnata, magari non la seguo quando faccio le operazioni, però la riguardo per vedere se ho fatto tutto o se ho perso dei passaggi. È fondamentale. Mentre, abbinato a Trello uso Todoist che è la mia bussola. Io non uso tanto i calendari, cioè li uso perché sono tutti integrati tra di loro e si imparano gli strumenti senza che io devo fare niente però quello che vado ad aggiornare è solo uno ed è Todoist che è un’applicazione molto semplice e minimale che mi permette di creare progetti e sotto progetti, però proprio come tabella operativa. Io ogni giorno vado lì e so esattamente cosa devo fare. Ad esempio, dice “Debora giovedì mattina devi lavorare per questo cliente”. Da lì vado su Trello e vedo tutta la storia. Quindi, questi due continuando a parlarsi in sostanza. 

Stefano: Ok. Tu quante ore lavori al giorno? 

Debora: Allora, qua c’è una premessa da fare, nel senso che io mi sono voluta staccare dal mondo dall’ufficio anche perché non sopportavo più anche la routine, cioè non sopportavo più il fatto di lavorare dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 18.00, con la pausa alle 13.00. Dopo quasi vent’anni mi veniva fuori dagli occhi. Quindi adesso cosa faccio? Adesso lavoro tanto, ora forse un pochino meno, però il mio primo anno ho lavorato sempre. Adesso che ho ingranato mi sono data una regolata, anche perché l’ansia non è più presente come il primo anno in cui veramente ogni cosa mi metteva il panico con la partita IVA. Adesso diciamo che lavoro la domenica, magari lavoro alle 19.00 e sono lì che programmo il giorno dopo, magari mi sveglio presto e lavoro prestissimo però, d’altra parte, se c’è una bella giornata e voglio farmi tre ore fuori con il cane lo faccio, se devo andare da mia mamma in settimana lo faccio. È tutta una gestione diversa delle giornate, grazie al mio Todoist riesco ad incastrare tutte le cose. Non c’è più il concetto, ed era quello che volevo, di giornata più precisa ecco. 

Stefano: Ok. Tra le varie attività che svolgi come professional organizer e assistente virtuale, qual è quella che ti impiega più tempo? Cioè qual è quella che non riesci proprio a delegare? Quella che magari ti rendi conto che è tutta in consuming se vogliamo dirlo tecnicamente? Cioè quell’attività che purtroppo ti occupa tanto tempo? 

Debora: Allora, purtroppo no, perché sono cose che mi piace fare, però indubbiamente tutte quelle che richiedono una certa sensibilità. Nel senso che, finché c’è da programmare, da copiare delle cose, da esportare e importare, allora quelle sono attività che riesco facilmente a delegare, sia per me, perché ad esempio io ho un canale Instagram di A Lume di Fare e io praticamente non faccio nulla perché sono pronti i template di Canva, i post che ho già creato sono su Telegram e dico alla persona che mi aiuta “Guarda prendi questi post, usa i template e programmameli con una certa periodicità”. Quindi io non faccio nulla praticamente, però perché? Perché il lavoro di studio da contenuto l’ho già fatto io prima e quindi non c’è niente di creativo. Se banalmente mi dicono “Guarda c’è questo video. Prendimi il pezzo che secondo te è più importante. Il concetto”. Lì è facile farlo tecnicamente, perché vai lì e ti metti con la timeline del video, tagli, ma la parte difficile è capire e conoscere il cliente, conoscere cosa vuole comunicare e beccare quella parte lì. Quelle sono attività che non puoi delegare, cioè la tua sensibilità non potrà mai essere la stessa, non meglio o peggio, ma proprio la stessa di un’altra persona. Non riesco. Ed è anche bello, non è una cosa negativa, anzi. 

Stefano: Guarda, ti chiedo soltanto, come chiusura, se tu vuoi dare un consiglio. Qual è secondo il consiglio che ti senti di dare a chi vuole fare di più con meno? In termini organizzativi, qual è il consiglio che tu potresti dare a chi operativamente deve organizzare il proprio lavoro e che magari vorrebbe migliorare il proprio approccio e migliorare nei propri risultati?

Debora: Allora, prima di tutto creare un sistema organizzato. Non ce n’è uno giusto e uno sbagliato. Dovete trovare il vostro. Per farlo vedete quello che è stato fino ad adesso, vedetevi dietro e dove si incastra il vostro lavoro e cercate di capire quando rendete meglio. In base a quello, nei limiti del possibile, cercate di organizzare la giornata. Vi dico giusto per farvi una panoramica che ci sono diversi metodi, diversi strumenti e diverse soluzioni per migliorare la gestione del tempo. Potete dedicare la prima parte della giornata, quindi fare come prima cosa la parte che proprio vi dà più noia. Prendete il compito più pesante e la fate prima perché così da lì in poi sarà tutto in discesa. Poi, se vi piace un lavoro più strutturato usate la tecnica del pomodoro e dividete le attività in blocchi di venti minuti e poi pausa, poi venti minuti pausa e dopo altri venti minuti una pausa più lunga e poi riprendete. Se procrastinate, cercate di capire perché procrastinate, perché la pigrizia non c’entra niente e la procrastinazione si ha quando si ha paura, l’attività non piace e c’è qualcosa dietro che dà fastidio e fa fare tutt’altro rispetto all’attività prevista. Poi, banalmente fate una prova per due settimane. Prendete un post-it al giorno, un post-it la mattina, e scrivete tre cose che dovete per forza di cosa finire entro la sera. Se riuscite sempre alla sera a buttare quel post-it più o meno siete organizzati. Se quel post-it invece non riuscite a buttarlo la sera perché questa cosa è rimasta in sospeso e se questa cosa succede non dico sempre ma quasi significa che c’è qualcosa che non va e vuol dire che lavorate sempre in reazione a stimoli esterni e non siete proattivi sul vostro calendario. Poi, altra cosa se vi piace il calendario, che sia cartaceo o digitale, mettete tutto, fate i blocchi di tempi e per ogni cosa decidete cosa fare. Dovete trovare il vostro e seguirlo e soprattutto non cambiare metodo ogni tre secondi, perché sennò perdete tempo e procrastinate per cercare il metodo. Un’altra cosa che crea la procrastinazione sono gli strumenti digitali. Io li amo, li adoro e li testo ma sceglietene uno e usatelo perché sennò anche lì non ne uscite più veramente. In tema digitale, un’altra cosa utile è creare il vostro magazzino digitale, quindi uno spazio unico dove mettete tutto perché la mente non deve essere sovraccaricata, non deve essere usata come un hard disk. 

Stefano: Grazie

Debora: Grazie a te.

Stefano: Ho preso appunti anche io. In alcune cose mi sono rivisto, in altre un po’ meno ma mi farò delle domande anche su come migliorare. La tecnica dell’avere un unico luogo dove salvare il proprio tempo è funzionale. Ognuno ha il proprio sistema. Riguardo allo strumento io chiaramente, essendo anche affiliato di Kartra, suggerisco a chiunque stia ascoltando la puntata di oggi di provare Kartra. Sulle note di questo podcast troverai anche il link di affiliazione, ricordando che chi si affilia a Kartra, chi usa Kartra con il mio link di affiliazione riceve degli omaggi che faccio io. Sono due campagne, una per gestire i preventivi in modo automatico, per chiunque venda tramite preventivo, tramite consulenza, tramite quotazioni private e tutto automatizzato e poi un altro sistema per la campagna che io chiamo “Acchiappa clienti” che serve per acquisire cliente, per dargli un Lead Magnet, un PDF, un e-Book che voi avete già preparato prima e poi per fissare direttamente un appuntamento senza dimenticare l’ultima cosa, forse più importante di tutto, ovvero una consulenza di 30 minuti che io chiamo di orientamento, perché con questa consulenza il risultato finale è di avere chiaro il percorso da dover intraprendere per poter raggiungere i propri obbiettivi con Kartra. Non sono un mistico che ti dice dove andare nella vita però ti posso spiegare molto bene cosa fare con Kartra per raggiungere i tuoi obiettivi. 

Anche questa puntata termina. Io ringrazio tantissimo Debora Montoli. Vi ricordo il canale Telegram A Lume di Fare per tutti quelli che vogliono restare in contatto con Debora. Come possono fare per contattarti se hanno domande da porti? 

Debora: Sempre su Telegram, tanto trovano anche lì la possibilità di scrivermi direttamente o sennò anche dal sito presente da remoto che è un po’ la casa dove raccolgo tutto.

Stefano: Ok. Senza dimenticare i due corsi su Udemy che possono essere utili per tutti quelli che vogliono imparare a usare al meglio questo strumento che si chiama Trello. Io per questa settimana ti ringrazio e saluto tutti quanti. Alla prossima.

Debora: Grazie. Ciao a tutti!

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